Retrospettivamente, poi, il critico sostiene con forza la candidatura all’Orso d’oro di Tabu del portoghese Miguel Gomes, “esperimento in bianco & nero formalmente innovativo”, che ha guadagnato “recensioni estatiche” e addirittura, sulla scorta di Cocteau, fatto esclamare a un giornalista che “esiste un cinema prima di Tabu e un cinema dopo Tabu”.
Ovviamente, a scapito dei Taviani, sebbene “la possibilità di tributare gli onori più alti a due veterani quali Paolo e Vittorio si deve essere rivelata irresistibile. Certamente, Cesare deve morire, un “documentario creativo” (…), con i suo intriganti ma infine abbastanza prevedibili insight nella natura compartecipata della recitazione deve aver avuto particolare risonanza per il presidente di giuria Mike Leigh”.






