Francesco Nuti- Biografia

Informazioni su Francesco Nuti

Francesco nuti può essere considerato uno degli attori, sceneggiatori e registi professionalmente e qualitativamente più forti del nostro cinema italiano, diventato un sex symbol quasi per caso e assai scottante per certe sue dichiarazioni. Ha raccontato di sé e di un mondo che ha voluto mostrarci fin dall'inizio con una leggerezza tale da essere stato campione di box office per tutti gli anni Ottanta. Nella vita (e nello schermo) ha avuto il meglio, è indiscutibile. È sempre stato accompagnato da attrici belle, ricche di glamour e tremendamente sensuali, è simpatico e si è messo totalmente al servizio della settima arte, con la sua avvenenza, con il rispetto e la protezione nei confronti delle donne che sono state a lungo le vere protagoniste delle sue storie. Ha una bellissima faccia cinematografica, insomma, ma anche un gran cervello, che però ha vacillato nei momenti più bui della sua carriera, colpendo il rigore professionale e la passione che lo avevano spinto al top del rinascente star system nazionale. Oggi, è transitorio. Dalle sue ultime faticose esperienze si può parlare disgraziatamente solo di "involuzione", piuttosto che di evoluzione. Ma a lui piace lavorare. Siamo fiduciosi.



Gli esordi

Ancora studente, si esibiva come attore dilettante fino al 1977, scrivendo i suoi stessi monologhi. Poi, notato da Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, coppia attiva nel cabaret con il nome di Giancattivi, si unisce a loro con un discreto successo, trovando spazio in contenitori televisivi come Non stop (1977-1979) di Enzo Trapani, dove lavorerà accanto ai più grandi comici degli anni Ottanta: Lello Arena, Enzo Decaro, Massimo Troisi, Carlo Verdone, Enrico Beruschi, Zuzzurro e Gaspare, Jerry Calà, Franco Oppini e Umberto Smaila.



Gli anni Ottanta

Dopo il programma Black Out, nel 1982 il trio esordisce cinematograficamente con la pellicola Ad ovest di Paperino per la regia di Benvenuti, dove ripropongono il loro repertorio cabarettistico nella storia di tre giovani squattrinati fiorentini protagonisti di bizzarre e surreali avventure. Dopo questa esperienza, Nuti decide di separarsi dai proprio colleghi, affidandosi alle regie di Maurizio Ponzi che lo dirigerà in Madonna che silenzio c'è stasera (1982), seguito dal successo de Io, Chiara e lo scuro (1982) con Giuliana De Sio, dove interpreta un portiere d'albergo che, per via della passione del biliardo, si mette in sfida contro un minaccioso individuo. Il ruolo gli farà vincere il David di Donatello e il Nastro d'Argento come miglior attore protagonista. Poi, dopo Son contento (1983), sempre per la regia di Ponzi, decide, nel 1985, di passare dietro la cinepresa e dirigersi in Casablanca, Casablanca (1985), suo esordio registico, dove riprende e ripropone i personaggi di Io, Chiaro e lo Scuro. La pellicola è così gradevole e la sua capacità di interpretazione è così piacevole da fargli vincere il secondo David di Donatello come miglior attore protagonista.

Da questo momento in poi, la consapevolezza di poter dare il meglio della sua ironia al cinema prenderà il sopravvento, cambiando il resto della sua vita. Il rigore si sposa con la leggerezza con risultati formidabili. In un mondo, come quello degli anni Ottanta, dominato dall'estetismo estremo, ha dato sfogo a tante energie e, allo stesso tempo, trova il modo di criticare la superficialità della società, in un periodo caratterizzato dal lusso più ottuso, da contrapposizioni industriali e da grandi vezzi. Malgrado i suoi limiti, sempre con il massimo rispetto, quegli anni lo faranno apparire fra le fila dei nostri autori più sinceri. Ma la sua capacità di portare la gente al cinema è tutta da dimostrare.

Nella sua filmografia si alternano storie romantiche come Tutta colpa del paradiso (1985) - con Ornella Muti e Laura Betti, ma soprattutto il suo attore feticcio Novello Novelli - e Stregati (1986), a commedie più agrodolci come Caruso Pascoski di padre polacco (1988) con la sua fidanzata Clarissa Burt, lasciata per l'attrice italiana Isabella Ferrari che dirigerà in Willy Signori e vengo da lontano (1989). Prima di tornare alla regia con Donne con le gonne (1991), partecipa perfino al Festival di Sanremo con la canzone "Sarà per te", che sarà poi incisa da Mina.



Gli anni Novanta

Il deludente OcchioPinocchio (1995) segna un declino. Nuti sembra essere passato di moda e il pubblico non lo segue più, cerca di recuperare nel 1998 con Il signor Quindicipalle (1998), con una prorompente Sabrina Ferilli, e ci riesce. Ma dopo la nascita di Ginevra, la sua prima figlia, avuta dall'attrice Anna Maria Malipiero, e la regia di Io amo Andrea (1999) e Caruso, zero in condotta (2001), che sono due insuccessi commerciali, la depressione e i problemi di alcolismo emergono prorompenti.



Il 2000, la crisi e l'incidente

La crisi che colpisce il cinema italiano diventa motivo di fallimento professionale per Nuti che prosegue la sua vita, sulla soglia dei quarant'anni, fra tentativi di suicidi e la sempre viva voglia di lavorare. L'uomo d'oro del cinema italiano sta diventando di bronzo. Quando sembra però aver superato i problemi di alcolismo, torna come attore nel 2004 in Concorso di colpa di Claudio Fragasso, dove recita accanto al vecchio amico Alessandro Benvenuti. Ma il destino ha un'ultima beffa per lui: il 2 settembre 2006, cade dalle scale della sua abitazione e sbatte la testa. Ricoverato d'urgenza al Policlinico Umberto I di Roma, a causa di un grave ematoma cranico, entra in coma, dal quale esce il 24 novembre 2006.

Francesco Nuti è stata una delle espressioni artistiche che più ha influenzato la società italiana negli anni Ottanta, non tanto con grandi sermoni, ma con quella leggerezza che mai ha dato qualcosa di scontato. L'ultima apparizione in televisione è del gennaio 2011, quando Nuti appare in video durante "Stasera che sera", varietà condotto da Barbara D'Urso. La partecipazione di Nuti, ancora visibilmente provato dall'incidente, ha destato numerosissime polemiche e fatto discutere l'opinione pubblica circa il limite entro il quale la TV può spingersi nel raccontare/mostrare il dolore di un uomo.