Stefania Rocca- Biografia

Informazioni su Stefania Rocca

Una diva mancata o una delle migliori attrici italiane che c'è in circolazione? Ogni critico ha la sua risposta. L'unica certezza è che Stefania Rocca è una delle più mostruose gigantesse del cinema italiano, nonostante il fatto che critica e pubblico, ogni tanto, la maltrattino per la sua recitazione così controversa.

Figlia di un capo della sorveglianza della Fiat e di una stilista, sorella della presentatrice e scrittrice Silvia Rocca, Stefania Rocca ha una formazione artistica fin dall'adolescenza grazie allo studio del pianoforte, del canto e della danza al Teatro Stabile di Torino. Sul finire degli anni Ottanta, lascia il capoluogo piemontese per trasferirsi in quello lombardo, dove alterna il lavoro di modella pubblicitaria con lo studio della recitazione: la sua vera passione. Frequenta una serie di corsi e seminari teatrali e nel 1993, grazie a una borsa di studio, entra nel Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma.


Esordi
Esordisce nel 1994 nella pellicola Poliziotti di Giulio Base con Michele Placido, Kim Rossi Stuart e Roberto Citran nel ruolo della ex fidanzata di Claudio Amendola. L'anno seguente Pupi Avati la sceglie per apparire nella pellicola Voci notturne, accanto ad altri nuovi volti del cinema italiano (Stefano Accorsi e Lorenzo Flaherty), poi torna ai film con tematiche mafiose in Palermo Milano solo andata (1995) di Claudio Fragasso.

Abbandonato il Centro Sperimentale, sceglie di lavorare con Carl Haber ne L'amico di Wang (1997) e con Gabriele Salvatores nel fantascientifico Nirvana (1997), dove emerge fra attori di primo livello come Christopher Lambert, Diego Abatantuono e Emmanuelle Seigner, nel ruolo della ragazza con i capelli blu Naima. Segue l'Actor's Studios a New York e, tornata in patria, accetta di essere la protagonista di Viol@ (1998), dove diretta da Donatella Maiorca (alla sua prima esperienza come regista), interpreta una donna alle prese con un misterioso individuo con cui intraprende degli erotici giochi virtuali in chat, il tutto in un crescendo di suspense. Il film fa discutere, il suo volto comincia a essere associato al suo nome e lei si impone finalmente come una delle nuove leve del cinema italiano.

Si confronta con la commedia nell'opera di Anna Negri In principio erano le mutande (1999), dove divide il set con Teresa Saponangelo e il grande attore teatrale Filippo Timi.

L'avventura americana

Poi comincia la sua avventura americana che le porterà una notevole popolarità anche all'estero: Anthony Minghella, giunto in Italia per dirigere Il talento di Mr. Ripley (1999), la sceglie per il ruolo dell'amante dello spregiudicato Jude Law. Stefania Rocca ha così modo di recitare accanto a grandi star americane come Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Cate Blanchett e Philip Seymour Hoffman. Notata da Kenneth Branagh, appare nel musical shakespeariano Pene d'amor perdute (2000).

In Italia la critica la osanna per la sua interpretazione in Rosa e Cornelia (2000) di Giorgio Treves, con la quale si aggiudica il Globo d'Oro, e i fratelli Taviani la inseriscono nello sceneggiato internazionale mandato in onda su Rai Uno Resurrezione: «Mai un personaggio russo era stato rappresentato così bene». Mentre in America si mette nelle mani del regista premio Oscar Mike Figgis, che la dirigerà nel travagliato Hotel (2001), interamente girato in digitale, accanto a Salma Hayek e Saffron Burrows, ma anche a compatrioti come Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio e la bellissima Elisabetta Cavallotti. Ritrova Cate Blanchett sul set di Heaven (2002), pellicola tratta da una sceneggiatura di Krzysztof Kieslowski, ma diretta da Tom Tykwer.


Il successo
Poi arriva il successo inaspettato, grazie al passaparola del pubblico, nella commedia sentimentale Casomai (2002) di Alessandro D'Alatri (che la inserirà anche nel cast di Commediasexi, 2006), dove in coppia con Fabio Volo, recita in uno dei film più belli del panorama cinematografico italiano dal 2000 a questa parte, meritandosi innumerevoli premi, nonché le candidature come miglior attrice per il David di Donatello e il Nastro d'Argento.

Dotata di grande poliedricità, Renzo Martinelli la affianca a Donald Sutherland, Giancarlo Giannini e F. Murray Abraham nel thriller terroristico Piazza delle cinque lune (2003), ispirato al Caso Moro. Il re dell'horror italiano, Dario Argento le fa vestire i panni insanguinati del detective Mari nel thriller Il cartaio (2004), dove però risulta un po' eccessiva nella recitazione (anche perché la pellicola era interamente girata in inglese e la Rocca ha dovuto doppiare se stessa con un risultato pessimo). E Carlo Verdone le offre la parte della confidente/terzo incomodo ne L'amore è eterno finché dura (2004). La Francia la reclama per il ruolo di Anna d'Austria nella trasposizione cinematografica de "I tre moschettieri" di Dumas ne D'Artagnan et le trois mousquetaires (2005) di Pierre Aknine, intanto che il regista maledetto Abel Ferrara la inserisce nello scandaloso Mary (2005) con Juliette Binoche, Forest Whitaker, Matthew Modine e Heather Graham.

In Italia, bacia Angela Finocchiaro a occhi chiusi (interpreta la cieca Emilia) nel drammatico La bestia nel cuore (2005) di Cristina Comencini, aggiudicandosi la nomination come miglior attrice non protagonista ai David di Donatello (che però sarà vinto dalla Finocchiaro). Poi Carlo Sigon le fa vestire i panni della donna di Claudio Bisio ne La cura del gorilla (2006), che però è un flop al box office, ma si rifà in televisione interpretando Mafalda di Savoia nel film tv omonimo, per la regia di Maurizio Zaccaro.

Pallavolista e istruttrice di nuoto, legata sentimentalmente all'aiuto regista Bernardo Barilli, è anche un'ottima interprete teatrale e si è messa in mostra sul palcoscenico in: "Angelo e Beatrice" di Memé Perlini, "Processo a Giovanna D'Arco" di Walter LeMoli e "Totem" per la regia dello scrittore Alessandro Baricco e Gabriele Vacis, cui seguono "Le polygraphe" e "Vecchi merli e cucù". Ma è presente anche in innumerevoli cortometraggi come: Effetto, Tre del mattino, Francesca, La misura dell'amore e Io e Giulia di Gabriele Muccino.
Negli ultimi anni si dedica a opere di registi esordienti come L'amore fa male di Mirca Viola e Il terzo tempo di Enrico Maria Artale, oltre a partecipare a serie televisive come Una grande famiglia di Riccardo Milani.

Stefania Rocca da circa dieci anni (forse anche di più) offre al cinema italiano dei personaggi che sono sospinti dal corso degli eventi sui lati opposti delle barricate. Ambigui o leali, manipolatori e materialisti, hanno tutti un minimo comune denominatore: sono tutte donne fragili e complesse che scelgono di diventare leggenda, che siano esse delle psicopatiche e delle anarchiche, rifiutando i luoghi comuni per salvarsi la pelle. Cosa ci piace di questa attrice? La sua necessità inevitabile di recitare in maniera poetica, ma che ogni tanto dovrebbe stemperare.