Alvaro Vitali oggi: che fine ha fatto?

"Noi artisti non siamo oggetti né giocattoli usa e getta, ma persone!" Non sono parole di Elephant man, il protagonista del leggendario film di David Lynch, ma di Alvaro Vitali che, intervistato recentemente da Federica Panicucci, ha commentato il momento in cui cominciò a non ricevere più offerte lavorative. La sua carriera si era arenata a causa di una vera e propria esclusione dal mondo dello spettacolo.

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"Il telefono ha smesso di squillare - ha raccontato — e io ho provato a re-inventarmi, ho imparato a fare teatro, raccontare barzellette, cantare e ballare nelle piazze. A un certo punto, però, pregavo perché non mi chiamassero più a Milano, perché non avevo nemmeno i soldi per la benzina", ha rivelato l'artista.

Triste storia di un attore di grande fama che non può far conto su un bagaglio di talento e competenze necessarie a ricostruire una professionalità dopo i grandi successi di personaggi come Pierino e altre macchiette simili, che andavano avanti a forza di peti e doppi sensi. Vitali aveva, invero, cominciato la sua carriera cinematografica con Federico Fellini che lo scelse nel 1969 per una piccolissima parte in Satyricon, e poi lo volle ancora in I clowns, Roma, dove interpreta un ballerino di tip tap d'avanspettacolo, una sua passione, e in Amarcord.

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Nato a Trastevere nel 1950, Alvaro Vitali è di aspetto sgradevole, basso, col doppio mento e un volto da fumetto. Protagonista del filone della commedia sexy tra gli anni '70 ed '80 ha fatto fatica a riciclarsi quando quel genere si è spento. Per questo ha ammesso di aver dovuto affrontare una crisi a livello psicologico: "Non riuscivo più ad andare avanti con la vita, provavo tanta rabbia che si è trasformata in sofferenza, portandomi all'orlo della depressione".

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