Ambra Angiolini: “ho voglia di farmi dei nemici” [INTERVISTA]

Se nel film di Massimiliano Bruno "Viva l'Italia", nelle sale da ieri, è Susanna, attrice di poche speranze con la zeppola e un agente che la odia, nella vita Ambra Angiolini si conferma una tigre da set (nel giro di pochi mesi usciranno altri due film di cui sarà protagonista) e una leonessa del focolare, pronta a difendere la sua famiglia dai predatori del gossip. L'idea della pellicola — un politico, dopo una malattia, perde i freni inibitori e non riesce più a trattenere la verità, a partire dai suoi famigliari — nasce da una pièce teatrale incentrata su un'ipotesi di attentato con un siero della verità, con effetti devastanti sui rapporti umani e sociali.

Ambra, la verità è un'arma di distruzione?
"Eccome! La verità arriva a svelare cose non sempre facili, che spesso attaccano la presunzione delle persone di saperne di più, di essere meglio. Quando, come nel film, ti accorgi che il problema più grosso è la famiglia o la figura paterna, cioè le figure che dovrebbero rassicurarci a prescindere, diventa davvero dura guardare al domani. I migliori, però la trasformano in un'occasione e Susanna un po' lo è".
A proposito di verità, hai subito di recente un'esposizione della tua vita privata, interpretata ed esibita. Come hai difeso te stessa e la tua famiglia?

"Ho detto basta. Non è più neanche divertente. Ho smesso di essere superiore perché non lo sono. Mi fa male, non lo capisco, trovo talmente assurdo da essere gratuito questo cercare il marcio in ogni passo che faccio, in una carezza, in un abbraccio... fino a emettere sentenze per cui a Natale i bambini stanno con me e a Capodanno con Francesco".

VIVA L'ITALIA, CON AMBRA ANGIOLINI E RAOUL BOVA: LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA

Forse le sentenze dovrebbero stare altrove...
"Infatti, ho smesso di chiacchierare e consegno tutto nelle mani di chi dovrebbe rendere giustizia, ponendo un limite. A un certo punto non si tratta più di quanto sei famoso, si tratta solo di cattivo gusto... Io non ci voglio entrare. Se tocchi casa mia penso di poter dire oggi di aver voglia anche di farmi dei nemici per difenderla".
Tutto si può dire di Ambra tranne che non sia talentuosa, ma questa volta diventi una ragazza che fa l'attrice senza il minimo talento... e per giunta senza accorgersi di questa sua enorme mancanza. Come ci sei riuscita?
"Per non fare una critica troppo distante da me, ho lavorato sull'autocritica nel senso più positivo del termine. Susanna mi ricordava i miei esordi, quando il problema non era tanto l'incapacità di fare un mestiere, quanto lo smarrimento di chi non sa perché è lì, che è più divertente perché l'altro è un aspetto più superficiale. Lo smarrimento di Susanna deriva dal fatto che lei non è in cattiva fede, non riesce a capire perché! È successo! Nel suo caso perché il padre ha fortemente voluto per lei quella strada per togliersela dalle scatole e non doverla crescere. E così lei si ritrova lì senza sapere nulla, però poi ci crede... peccato che quando apre bocca venga giù il mondo! Io quello smarrimento l'ho vissuto, perché sono stata "troppo famosa". Io sapevo che c'era un motivo ma non sapevo quale".

LE FOTO SUL SET DI VIVA L'ITALIA, CON AMBRA ANGIOLINI, RAOUL BOVA E ALESSANDRO GASSMAN

E adesso l'hai capito?

"Adesso ho capito che il mio lavoro in questi anni mi piace molto, con tutti i pregi e i difetti. Spesso molti difetti, ma poi le cose preziose sono talmente forti che ti danno la spinta per superare altro".
Hai avuto un tutor particolare per entrare nel personaggio di Susanna, che ha un leggero difetto di pronuncia...

"Un supercoach, direi! Mio figlio Leonardo, che ha sei anni e ha un po' di zeppola, alla sua età più che un difetto è un atteggiamento legato alla crescita. Forse lo perderà, forse no, ma esponenti illustri come Lorenzo Cherubini ne sono portatori sani, quindi potrebbe essere una qualità. Trovo che non tutto si debba correggere, detesto il perfezionismo. Leonardo ha avuto questo slancio di generosità, quando ho parlato con i bambini del personaggio buffo che avevo per le mani, e ha detto "Mamma, ti aiuto io... Non thi dice Thuthanna, si dice Thuthanna!".
È stato un modo anche per lui di sdrammatizzare un difetto che lo mette in imbarazzo?
"In realtà lui è talmente tanto sicuro della sua mamma e del suo papà, ha talmente tante certezze — in questo siamo abbastanza attenti — che non si pone mai il problema di essere lui in difetto, anche perché non lo è. Si arrabbia solo quando lo prende in giro la sorella, che è effettivamente un po' una jena, degna erede della sottoscritta: quando lui si incastra e lei finisci la frase al posto suo, lui diventa matto!"
Una dinamica uomo-donna abbastanza comune...
"In effetti vedo cose che non credevo possibili a quell'età!"
Che futuro vedi per loro in un Paese come il nostro (che non esce proprio idilliaco dal film, ed esce ancor peggio nella realtà peraltro)?
"Io sono fra coloro che conservano speranza nel futuro, anche se dobbiamo deciderci a lasciare ai giovani qualcosa da plasmare in meglio... Certo, le istituzioni non aiutano con alcune esternazioni, là dove già c'è grande carenza di possibilità. Continuiamo a dire loro: "Andate all'estero", ma fra un po' qui saremo rimasti solo noi. Altroché estero, restate qui e datevi da fare! E diamoci noi da fare ad aiutarli. Il vero problema è un disincanto ancora più grande di quello che viene descritto come il problema".

Massimiliano Bruno "Viva l'Italia", nelle sale da ieri, è Susanna, attrice di poche speranze con la zeppola e un agente che la odia, nella vita Ambra Angiolini si conferma una tigre da set (nel giro di pochi mesi usciranno altri due film di cui sarà protagonista) e una leonessa del focolare, pronta a difendere la sua famiglia dai predatori del gossip. L'idea della pellicola — un politico, dopo una malattia, perde i freni inibitori e non riesce più a trattenere la verità, a partire dai suoi famigliari — nasce da una pièce teatrale incentrata su un'ipotesi di attentato con un siero della verità, con effetti devastanti sui rapporti umani e sociali.

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Viva l'ItaliaL'uomo politico Michele Spagnolo, in seguito a un grave malore perde i freni inibitori e inizia a dire tutto ciò che gli passa per la testa, diventando una mina vagante per se stesso, per il suo partito e per la sua famiglia. A salvarlo accorreranno i suoi tre figli, che poco si sopportano tra di loro: Riccardo, medico integerrimo e socialmente impegnato; Susanna, attrice di fiction senza alcun talento; Valerio, un incapace che deve tutto al padre...


Daniela Faggion

Ambra, la verità è un'arma di distruzione?

"Eccome! La verità arriva a svelare cose non sempre facili, che spesso attaccano la presunzione delle persone di saperne di più, di essere meglio. Quando, come nel film, ti accorgi che il problema più grosso è la famiglia o la figura paterna, cioè le figure che dovrebbero rassicurarci a prescindere, diventa davvero dura guardare al domani. I migliori, però la trasformano in un'occasione e Susanna un po' lo è".

A proposito di verità, hai subito di recente un'esposizione della tua vita privata, interpretata ed esibita. Come hai difeso te stessa e la tua famiglia?

"Ho detto basta. Non è più neanche divertente. Ho smesso di essere superiore perché non lo sono. Mi fa male, non lo capisco, trovo talmente assurdo da essere gratuito questo cercare il marcio in ogni passo che faccio, in una carezza, in un abbraccio... fino a emettere sentenze per cui a Natale i bambini stanno con me e a Capodanno con Francesco".

Forse le sentenze dovrebbero stare altrove...

"Infatti, ho smesso di chiacchierare e consegno tutto nelle mani di chi dovrebbe rendere giustizia, ponendo un limite. A un certo punto non si tratta più di quanto sei famoso, si tratta solo di cattivo gusto... Io non ci voglio entrare. Se tocchi casa mia penso di poter dire oggi di aver voglia anche di farmi dei nemici per difenderla".

Tutto si può dire di Ambra tranne che non sia talentuosa, ma questa volta diventi una ragazza che fa l'attrice senza il minimo talento... e per giunta senza accorgersi di questa sua enorme mancanza. Come ci sei riuscita?

"Per non fare una critica troppo distante da me, ho lavorato sull'autocritica nel senso più positivo del termine. Susanna mi ricordava i miei esordi, quando il problema non era tanto l'incapacità di fare un mestiere, quanto lo smarrimento di chi non sa perché è lì, che è più divertente perché l'altro è un aspetto più superficiale. Lo smarrimento di Susanna deriva dal fatto che lei non è in cattiva fede, non riesce a capire perché! È successo! Nel suo caso perché il padre ha fortemente voluto per lei quella strada per togliersela dalle scatole e non doverla crescere. E così lei si ritrova lì senza sapere nulla, però poi ci crede... peccato che quando apre bocca venga giù il mondo! Io quello smarrimento l'ho vissuto, perché sono stata "troppo famosa". Io sapevo che c'era un motivo ma non sapevo quale".

E adesso l'hai capito?

"Adesso ho capito che il mio lavoro in questi anni mi piace molto, con tutti i pregi e i difetti. Spesso molti difetti, ma poi le cose preziose sono talmente forti che ti danno la spinta per superare altro".

Hai avuto un tutor particolare per entrare nel personaggio di Susanna, che ha un leggero difetto di pronuncia...

"Un supercoach, direi! Mio figlio Leonardo, che ha sei anni e ha un po' di zeppola, alla sua età più che un difetto è un atteggiamento legato alla crescita. Forse lo perderà, forse no, ma esponenti illustri come Lorenzo Cherubini ne sono portatori sani, quindi potrebbe essere una qualità. Trovo che non tutto si debba correggere, detesto il perfezionismo. Leonardo ha avuto questo slancio di generosità, quando ho parlato con i bambini del personaggio buffo che avevo per le mani, e ha detto "Mamma, ti aiuto io... Non thi dice Thuthanna, si dice Thuthanna!".

È stato un modo anche per lui di sdrammatizzare un difetto che lo mette in imbarazzo?

"In realtà lui è talmente tanto sicuro della sua mamma e del suo papà, ha talmente tante certezze — in questo siamo abbastanza attenti — che non si pone mai il problema di essere lui in difetto, anche perché non lo è. Si arrabbia solo quando lo prende in giro la sorella, che è effettivamente un po' una jena, degna erede della sottoscritta: quando lui si incastra e lei finisci la frase al posto suo, lui diventa matto!"

Una dinamica uomo-donna abbastanza comune...

"In effetti vedo cose che non credevo possibili a quell'età!"

Che futuro vedi per loro in un Paese come il nostro (che non esce proprio idilliaco dal film, ed esce ancor peggio nella realtà peraltro)?

"Io sono fra coloro che conservano speranza nel futuro, anche se dobbiamo deciderci a lasciare ai giovani qualcosa da plasmare in meglio... Certo, le istituzioni non aiutano con alcune esternazioni, là dove già c'è grande carenza di possibilità. Continuiamo a dire loro: "Andate all'estero", ma fra un po' qui saremo rimasti solo noi. Altroché estero, restate qui e datevi da fare! E diamoci noi da fare ad aiutarli. Il vero problema è un disincanto ancora più grande di quello che viene descritto come il problema".

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