Che fine ha fatto Alex di Arancia meccanica?

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La storia di Malcolm McDowell è del tutto diversa da quella del personaggio che lo ha reso immortale, e cioè Alex De Large, il giovane scavezzacollo protagonista del film che Stanley Kubrick ha tratto dal romanzo di Anthony Burgess, "Arancia meccanica". Alex è un patito dell'ultra-violenza che, in una Londra del futuro, si dedica a sesso, droga e Beethoven, figlio di una generazione di mediocri e vittima di un regime autoritario. Chi crede che la carriera di Malcolm si sia limitata a questo, tuttavia, sbaglia.


Il giovane attore di Leeds infatti, al momento della scrittura era già membro della Royal Shakespeare Company ed era reduce da una Palma d'oro vinta con il film "If…" di Lindsay Anderson, alla tenera età di 25 anni.


Il suo talento era sbocciato in una famiglia della classe media, generosa e comprensiva. Il padre, proprietario di un pub a Leeds, riuscì a mandarlo a studiare all'università di Kent ma lui, nonostante gli eccellenti risultati, decise di tornare a lavorare con nell'attività di famiglia e, contemporaneamente, prendere lezioni di recitazione, prima privatamente e poi presso la London Academy of Music and Art. Noi italiani possiamo godere solo della sua strepitosa maschera e delle sue capacità mimetiche, ma non conosciamo la sua voce, che Malcolm ha prestato a innumerevoli produzioni, diventando una delle voci narranti più ricercate in documentari, film d'animazione e videogame.

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