Che fine ha fatto Tank di Matrix?

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"Che fine hanno fatto?": la rubrica che ogni settimana indaga sui personaggi - icona di cui hai perso le tracce.

"Zion è più importante di me, di te, e perfino di Morpheus" diceva Tank a Trinity in una drammatica scena di Matrix, uno dei film più visionari e allo stesso tempo lucidi degli ultimi venti anni. L'eroico tecnico che gestiva i viaggi dell'Eletto, Neo (Keanu Reeves) avanti e indietro tra la realtà "vera" a bordo della Nabucodonosor, sotto il comando di Morpheus, e quella ricostruita dalle macchine, era interpretato da Marcus Chong.

Arrivato al progetto dei fratelli Wachowski dopo il successo in Panther di Mario Van Peebles, l'attore di Seattle ha avuto una vita travagliata, a cominciare dalla sua giovinezza.

Nato Marcus Wyatt, dopo che il padre biologico Martin, giornalista di San Francisco decise di lasciarlo in adozione, fu accolto dall'attore e comico canadese Tommy Chong, crescendo come fratellastro di Rae Dawn, volto noto per " Soul man" e per il video di Mick Jagger "Just Another Night". Diventato famoso principalmente per la scena in cui, pur ferito (a morte?) riesce a uccidere il "cattivo" Cypher recitando anche la famosa battuta "Che tu ci creda o no, gran pezzo di merda, adesso finisci abbrustolito!", Marcus ha dovuto abbandonare le successive fortunate puntate della trilogia a causa della fine del suo personaggio.



Chong ha sempre affermato che sia i fratelli (ora diventati fratello e sorella, in seguito al cambio di sesso di Larry) che il produttore Joel Silver, hanno complottato per bandirlo dal mondo di Hollywood definendolo un terrorista, dopo che lui si era risentito con loro per la fine fatta fare a di Tank. Il litigio pubblico a colpi di interviste ha dato a Marcus abbastanza visibilità per recuperare qualche comparsata in serie televisive, tra le quali Law & Order, e una parte in Il Corvo: Preghiera Maledetta, horror diretto da Lance Mungia nel 2005, al fianco di Edward Furlong e Dennis Hopper.

La sua ultima avventura è letteraria e si tratta di un romanzo intitolato "The Arch", basato sulla sua esperienza sul set di Matrix, mescolata con i personaggi dei libri del suo autore preferito, Alexandre Dumas. Un cocktail curioso, la cui lettura non è da tutti ritenuta necessaria.

Stefano D'Andrea

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