I cinque film da vedere del Festival di Roma 2012

marfagirlDal nostro inviato al Festival di Roma
Cosa resta della settima edizione del Festival di Roma? Abbiamo mandato in archivio una rassegna di transizione, in cerca di un'identità tra cinefilia, festa popolare, red carpet e respiro internazionale, con 70 lungometraggi provenienti da 29 Paesi diversi. La selezione è stata molto discontinua, ma non sono mancati i film interessanti. Eccone cinque che - per diversi motivi - non potete assolutamente perdere.

Marfa Girl
Il buon vecchio Larry Clark ha vinto il Festival con un film che avrebbe potuto tranquillamente girare dieci, o venti anni fa. La sua poetica è solida, e il suo modo di girare sempre interessante. Adolescenti alla scoperta della vita, attraverso droghe e sesso. Nessun giudizio, nessuna morbosità. Ma è incredibile che una rassegna globale come quella voluta da Muller premi il più scontato e prevedibile dei "film scandalo". Perché vederlo allora? Per capire. Perché Clark, anche se si ripete, è un grande artigiano di immagini. E per la sua distribuzione. Niente sala, soltanto Web.

E la chiamano estate
Ne avrete sentito parlare fino alla nausea, se avete seguito questo Festival. Con l'aggravante dei premi. Paolo Franchi alla regia, Isabella Ferrari come miglior attrice. Bufala o sperimentazione? Parodia di Shame o coraggiosa esplorazione del disordine sessuale contemporaneo? Molti lo hanno fischiato, altri lo hanno elogiato. Non c'è scampo, dovete vederlo. Come per Marfa Girl, innanzitutto per capire. Un merito, il film di Paolo Franchi, ce l'ha. Non passa inosservato. Nella sua sfrontatezza, genera discussioni a catena. E non è poco, per un cinema in stallo come quello italiano.

Eternal Homecoming

Il film di Kira Muratova, veterana del cinema ucraino, per molti è il vero vincitore morale di questo festival romano. Sicuramente è l'immagine perfetta della sua nuova anima cinefila. E' una raccolta di provini in bianco e nero, un film cantiere, che inizia - si ferma - riparte all'infinito. Detto così può sembrare una follia meta-cinematografica ma in fondo è soltanto un The Artist più contorto e meno accondiscendente. Difficile esca in sala, ma se lo trovate in qualche rassegna  (o di notte in Tv a Fuori Orario di Ghezzi - che ama la Muratova e la trasmette spesso) non perdetevelo.

Un Enfant de Toi
Jacques Doillon
è un figlio della nouvelle vague, e se rimpiangete il modo di raccontare l'amore di Truffaut, nel suo film presentato a Roma troverete balsamo per le vostre nostalgie. Due ex non riescono a trovare il modo e le parole per lasciarsi, e allora cominciano a frequentarsi da amanti clandestini. Hanno due nuovi partner che provano a capire e non riescono. E una figlia che capisce fin troppo. Dialoghi stralunati, teatro sentimentale dell'assurdo. E attori bravissimi: soprattutto Lou Doillon, figlia del regista, sorellastra di Charlotte Gainsbourg ed ex modella prestata con successo al cinema.

Cosimo e Nicole
Il film di Francesco Amato - vincitore della sezione Prospettiva Italia - è il cinema italiano come vorremmo che fosse. Impegnato a raccontare la realtà senza essere ideologico, non chiuso nei soliti due interni, di respiro europeo, con bravi attori, una sceneggiatura ragionata (forse a tratti un po' troppo) e una regia da grande schermo e non da televisione.

Ferdinando Cotugno

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