Ciro Esposito, il bambino di “Io speriamo che me la cavo” che fine ha fatto?

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Era uno scugnizzo di nome e di fatto, e nel film di Lina Wertmüller era un ingrediente perfetto. Ciro Esposito, classe 1981, non ha smesso di recitare dopo quel grande successo, in fondo è sempre stata la sua passione, fin da bambino, ma ci tiene a sottolineare di essere anche pittore. Già a 6 anni è su un palcoscenico a impersonare Peppiniello in Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Ed è proprio quell'esperienza che lo porta nel 1990 ai provini di "Io speriamo che me la cavo" per ruolo del piccolo ribelle Raffaele Aiello.

Ciro Esposito"In quel periodo si tenevano selezioni da ogni parte per aspiranti attori nel film. Tutta la città era in fermento, e furono valutati ben tremila bambini per soli quattordici ruoli. Io ebbi la fortuna di essere scelto, e fu un'occasione straordinaria. Ancora oggi, infatti, mi riconoscono per strada grazie a quel film, e quando vado nelle scuole i ragazzi ripetono ancora a memoria le mie battute" ricorda Ciro in un'intervista a Grand Hotel.

L'anno seguente lavora con i fratelli Taviani per "Fiorile". Nel frattempo Ciro continua gli studi e mostra un grande talento per le materie artistiche. Di lì in avanti è tutto un susseguirsi di partecipazioni a film ma anche molto lavoro in televisione, dove recita in numerose serie di successo. È nel cast di Amico mio, e di Uno di noi, Un prete tra noi, Lui e lei, Casa famiglia, La squadra, Orgoglio, Il grande Torino e L'inchiesta.

Dal 2006 al 2007 è tra i protagonisti della versione estiva di Un posto al sole e nel 2008 partecipa a La nuova squadra. Nel 2010 torna a lavorare con Lina Wertmüller che lo dirige in "Mannaggia alla miseria". Nel frattempo si diploma all'Accademia di Belle Arti e comincia a esporre dipinti e sculture, che ottengono un'ottima accoglienza.

Stefano D'Andrea

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