La digitalizzazione delle sale cinematografiche porterà all’estinzione dei piccoli cinema?

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Questa volta pare proprio che la favola del "piccolo è bello" non conoscerà il lieto fine. Entro la fine del 2014 tutte le sale dovrebbero essere attrezzate con la nuova tecnologia di proiezione digitale. Se per i grandi multiplex questa è una realtà assodata già da qualche anno, non sono poche le piccole sale sparse sul territorio a dover affrontare questo cambiamento epocale.

La conversione è un gioco che per molti esercenti potrebbe non valere la candela e questo potrebbe significare la perdita di un cospicuo numero di cinema che, anche se rappresentano la parte minoritaria degli incassi al botteghino, giocano un ruolo socioculturale insostituibile. Il costo del passaggio al digitale infatti non è un bazzecola, si stimano cifre tra i 60 e i 70mila euro a sala, una cifra che uccide luoghi di ritrovo come cineclub, piccoli monosala e cinema parrocchiali.

Proprio quest'ultimi, rovesciando concettualmente con una parafrasi il titolo di un celebre film di Giuseppe Tornatore, finirebbero dritti in paradiso. Le associazioni che gestiscono questo tipo di esercizi sono per lo più basate sul volontariato a scopo sociale o al massimo sopravvivono con i pochi biglietti e la tanta passione dei proprietari. La conversione al digitale per loro non avrebbe nessun valore aggiunto, anzi rappresenta soltanto un costo e un piccolo danno all'immaginario dei vecchi e fedeli clienti affezionati alla pellicola.

Sul piatto della bilancia bisogna mettere anche il fatto che lo sforzo economico richiesto non verrà bilanciato in qualche maniera, la spesa non verrà ammortizzata in nessun modo e anzi metterà le piccole sale sullo stesso piano di concorrenti inarrivabili come i multiplex.

Il digitale infatti viene sbandierato come un passaggio epocale che da una lato permetterà di diversificare l'offerta permettendo non solo risparmi e ottimizzazione a livello logistico per la sala, e dall'alto fornirà una qualità elevata di visione agli spettatori che potranno andare al cinema anche per vedere concerti rock, musica classica o una partita di calcio.

Il rischio dell'estinzione di massa è quanto mai concreto e già si parla del 2015 come l'anno in cui la classica pellicola a 35 mm sparirà dalla circolazione divorata dai meccanismi di economia di scala possibili con il digitale.

Al di là di ogni discorso i numeri parlano chiaro: a livello europeo più della metà delle sale sono passate al digitale contro il solo 4% di tre anni fa. La conversione, inizialmente trainata dal comparto 3D, si è estesa anche al tradizionale 2D, ma bisognerebbe notare che anche al di fuori dei nostri confini le percentuali si distribuiscono in maniera molto diversa a seconda del tipo di sala: l'89% dei multiplex è passato al digitale contro l'11% dei monosala. Questo dato rende ancora una volta evidente come la conversione non sia un passo alla portata dei piccoli esercizi per cui spesso e volentieri non si applicano le regole commerciali valide su larga scala.

In Europa i Paesi più avanti in questo senso sono Norvegia, Belgio e Lussemburgo che puntano a diventare full-digital entro la fine dell'anno. Ma anche Regno Unito e Francia, i due mercati principali del Vecchio Continente, sono a buon punto con più della metà delle sale in riga. Bisogna però notare che in questi Paesi sono state adottate delle leggi per favorire e incentivare il passaggio al digitale. In attesa di notizie simili da parte del Governo, notiamo che sarebbe una beffa se gli italiani, che si sono formati per lo più sui piccoli schermi dei cinema parrocchiali di paese, dovessero dire addio ai sogni di celluloide che hanno fatto la nostra storia dal dopoguerra in poi.
Roberto Artigiani

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