Peter Ostrum alias Charlie Bucket de “La fabbrica di cioccolato” che fine ha fatto?

"Che fine hanno fatto?": la rubrica che ogni settimana indaga sui personaggi - icona di cui hai perso le tracce.

Uno dei modi di conoscere l'età di una persona è chiedergli chi sia Willy Wonka. Tra chi dice Johnny Depp e chi dice Gene Wilder, ci sono alcune generazioni di distanza. Ma il vero protagonista del libro di Roald Dahl da cui sono tratti i due film che imperversano nelle programmazioni televisive natalizie, è in realtà il personaggio di Charlie Bucket, il bimbo impersonato, sul grande schermo, nel 1971, da Peter Ostrum, il cittadino più famoso di Lowville (NY), dove ora vive con la moglie e due figli e fa il veterinario.

Ostrum aveva la passione per la recitazione fin da piccolo e un agente lo notò su un palcoscenico di Cleveland e lo portò a ottenere la parte per il film più cioccolatoso della storia. Cinque mesi di lavoro in Germania, dove si giravano quasi tutte le scene, e un successo mondiale. A differenza di altri, il tredicenne Oscar rifiutò un contratto per altri tre film, perché il cinema era evidentemente una fatica eccessiva per lui. Finita la high school tornò sui palcoscenici, cercando di non fornire la propria vera identità. Perfino sua moglie Loretta non sapeva del suo ingombrante passato, quando lo sposò.

La sua carriera non fu luminosa, e lui decise di troncare con il mondo della recitazione. Nonostante tutto decise di partecipare alla serata celebrativa per il quarantesimo anniversario del film, assieme a tutti i protagonisti dell'epoca. La sua vita però era da anni ormai dedicata allo studio della veterinaria e alla cura degli animali, principalmente cavalli, di cui è sempre stato un grande appassionato. Laurea, dottorato e molta pratica sul campo. Particolarmente straniante vederlo all'opera in un programma televisivo che segue veterinari in azione in giro per l'America, Veterinary on call, perfettamente calato nella parte del medico per mucche, in missione tra le fattorie. Solo che non è una parte, è la realtà della sua vita quotidiana, in cui è finalmente un uomo felice.

Stefano d'Andrea

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