Ethan Hawke protagonista di The Purge. Quando l’omicidio diventa legale.

Ethan Hawke in The Purge

“Il cinema non fa altro che esasperare aspetti della società che esistono già”. A dirlo è Ethan Hawke, che molti ricorderanno come il ragazzo timido che per primo si alza sul banco, nella scena finale dell’Attimo fuggente, al grido di “Capitano, mio capitano”. Oggi, a 14 anni di distanza dal quel primo film che gli regalò il successo, è un uomo maturo e un attore che pone particolare cura nella selezione dei suoi film. Il messaggio da far passare è più importante degli ingaggi milionari, per Ethan Hawke, ed è per questa ragione che ora è protagonista del film The Purge, sci-fi arrivato ad agosto sul grande schermo in Italia. La notte del giudizio, questo il titolo italiano della pellicola, ipotizza un mondo futuro in cui una società ricca e fascista rende legale, un giorno all’anno, l’omicidio. Nella notte della purga i ricchi se ne stanno nelle loro belle case fortificate, mentre i poveri, esposti e indifesi, vengono falcidiati dai tanti giustizieri che decidono di dare sfogo al loro istinto violento.

“Hollywood non inventa, esagera. Tutto qui. Esagera uno scenario per farti notare cose che già esistono”. Dice Hawke, che ha partecipato a The Purge,  una produzione indipendente,  più per il messaggio forte che vuole trasmettere che per la prospettiva di successo o guadagni. “Ho dormito sul divano del produttore durante le riprese, il nostro è un film a bassissimo budget, fatto da gente che voleva dire qualcosa al pubblico. L’idea di un gruppo di persone che vive in una comunità protetta fregandosene di cosa succede intorno, non è poi così lontana da noi. Cosa accadrebbe se il Darfur non fosse così lontano dalle nostre belle case? Cosa accadrebbe se fosse un sobborgo di Los Angeles? E in qualche modo lo è: ci sono zone a Los Angeles dove nessuno di noi sognerebbe mai di mettere piede. Lo stesso accade a New York dove ci sono bambini che non hanno mai visto un parco giochi come quello che i miei figli hanno nel cortile a scuola. Eppure questi bambini vivono a un passo dai miei ragazzi.”

Ethan Hawke ha quattro figli. Maya, 15 anni e Roan 11, avuti da Uma Thurman, e Clementine Jane e Indiana, cinque e due anni, nate dal suo secondo matrimonio, con Ryan Shawhughes.Cambieranno le cose? “Non lo so, lo spero, ma non ne sono sicuro”. Il film ha generato polemiche, soprattutto a causa della violenza rappresentata: “E’ un film violento, con un messaggio opposto, totalmente pacifista, – dice l’attore – ma è dai tempi di Giulio Cesare che l’uomo racconta storie violente per educare e insegnare valori positivi. In Francia questo film è intitolato Incubo americano. Certi tipi di violenza vengono spesso identificati con lo stile di vita a stelle e strisce. Un po’ ce lo meritiamo. La relazione degli americani con le armi è davvero esagerata e fuori tempo, ed è molto americano fare un film violento per lanciare un messaggio pacifista”. Secondo Hawke la violenza fa parte della natura umana e il cinema è una rappresentazione del mondo, e come tale non può far finta che la violenza non esista. “Ricordo tempo fa a Cannes,  un grande critico cinematografico, recentemente scomparso,  Roger Ebert,  si alzò e fece un brindisi nei confronti del sottoscritto. Ero l’unico attore che non aveva mai ucciso  nessuno in un film. Ricordo di aver pensato che avevo appena finito di girare un film in cui, appunto, uccidevo qualcuno, e che Ebert non lo sapeva ancora, altrimenti non mi avrebbe dedicato il brindisi. La verità è che se sei un attore americano ad un certo livello della tua carriera, è davvero difficile che non ti capiti di rappresentare una qualche forma di violenza”. Non ci sono molti ruoli a Hollywood se sei un attore drammatico – lamenta Hawke – e non è possibile fre troppo lo schizzinoso. “Negli anni Novanta ci lamentavamo, guardando con invidia agli attori degli anni Settanta, ora sono gli anni Novanta a essere guardati con nostalgia. Per un attore drammatico o ti chiama Spielberg per fare Lincoln oppure puo’ non essere per niente facile.  Spesso sono i film indipendenti a basso budget come questo a rappresentare la differenza fra la disoccupazione e la possibilità di fare un film che dica qualcosa, che non sia solo un lavoro per fare soldi”.

Secondo l’attore il problema della violenza nel mondo, così ben rappresentato nel film, riguarda soprattutto l’espressione della rabbia: “Nella civiltà moderna è così difficile trovare la maniera giusta per esprimere la tua rabbia. Se lo fai apertamente è sbagliato, se te la tieni dentro è altrettanto sbagliato.  La violenza spesso è figlia della rabbia repressa”.

Ma se Ethan Hawke potesse avere una notte d’impunità,  che farebbe? "Credo che farei l’eco terrorista.  Dove ci sono le compagnie petrolifere che sporcano il mare di idrocarburi, o dove vengono tagliate le foreste... Ecco, lì qualche bombetta la metterei".

Francesca Scorcucchi

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