Festival di Venezia 2012: “Superstar” , l’uomo che non voleva essere famoso

Martin è un uomo qualunque. Anzi , un po' meno che qualunque: si fa i fatti suoi, portando in giro la sua panciotta molle e la sua vita normale. Un giorno però il suo mondo esplode, perché lui, senza saperne il motivo, diventa famoso. Ma tanto. Una superstar fotografata, cercata, ammirata a cui la gente chiede autografi, baci e dediche.

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Ma perché? Non lo sa nessuno, nessuno lo capisce, nessuno se lo ricorda, nessuno lo spiega.

Martin, finito in un incubo kafkiano, si ritrova in fuga da se stesso e dalla sua vita stravolta che non gli somiglia più e che, soprattutto, non vuole più. Si troverà così a chiedere aiuto, proprio alla televisione (nelle avvenenti forme di una giornalista molto ambiziosa, Cécile De France)  per liberarsi del suo odiatissimo quarto d'ora di celebrità.

Ecco in breve la storia di "Superstar"  buon film di Xavier Giannoli,  bene accolto dal pubblico e dalla critica, ma che difficilmente si piazzerà il lizza per un premio, paga la colpa di raccontare un tema piuttosto abusato (la celebrità degli sconosciuti e la grande critica al sistema della Tv), anche se con un nuovo punto di vista rispetto a quello usato da Garrone in "Reality", e troppo simile, al limite del plagio ( non si sa di chi) a quello usato da Woody Allen in "To Rome With Love".

Proprio sulla sospetta somiglianza tra il film francese e l' episodio girato da Allen con Benigni si è concentrata l'attenzione della critica e della stampa.

«E' vero, c'è una strana analogia- ha detto il regista francese alla stampa commentando le analogie tra il suo film e la pellicola del regista newyorkese- posso dire che il romanzo cui mi sono ispirato, L'idole di Serge Joncour, è uscito nel 2005, e che ho una stima enorme per Woody Allen. Però ho conosciuto l'agente di Woody Allen, gli ho accennato il mio progetto, lui ha voluto incontrarmi, è venuto nel mio ufficio a Parigi, gli ho raccontato la sceneggiatura, lui rideva, sembrava molto divertito e poi  non l'ho più sentito. Ma non posso pensare che un regista di quella grandezza possa aver fatto una cosa del genere, ho troppa ammirazione per lui. Forse è solo una stupida coincidenza, non voglio aggiungere altro, ma penso che tra noi autori dovrebbe esserci solidarietà, dovremmo aiutarci l'un l'altro».

Nel complesso però Giannoli ha poco di cui darsi pensiero: il suo film è molto migliore di quello del Woody in crisi creativa degli ultimi film.