Kim Ki-duk e Jeon Kyu-hwan: a Venezia 2012 il trionfo della Corea del Sud

Kim Ki dukSolo su Yahoo!
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Si può dire che l'edizione che si è appena conclusa del Festival di Venezia si sia chiusa sotto il segno della Corea (del Sud), e questo non solo per via del Leone d'oro a Pietà di Kim Ki-duk, ma perché in Corea sono andati altri due premi "minori".

Poco prima che salisse sul palco a ritirare il riconoscimento più importante Kim Ki-duk aveva già vinto. Non si tratta di fuga di notizie o di voto pilotato — anche se il risultato finale era nell'aria — ma del fatto che al regista sudcoreano era già andato il Mouse d'oro, il premio della critica online «per aver saputo ritrovare l'ispirazione personale attraverso un cinema contemporaneamente di genere e autoriale, rappresentando i temi cari al regista: compassione, senso di colpa ed espiazione».

Accolto da subito come uno dei probabili vincitori e osannato dalla critica internazionale sin dalla fine della proiezione in anteprima mondiale della sua ultima opera, Pietà ha convinto non solo i giurati "tradizionali", ma anche quelli più moderni e tecnologici legati al mondo di internet e delle webzine.

Bisognerebbe però notare che il Leone d'oro a Kim Ki-duk non è stata in realtà una scelta così banale. Dopo aver sfiorato la vittoria otto anni fa con Ferro 3 — La casa vuota il regista aveva conosciuto un periodo estremamente prolifico, fino all'incidente avvenuto durante le riprese di Dream nel 2008. Da allora, sconvolto da quanto accaduto a un'attrice, che rischiò di morire impiccata, si era ritirato in montagna lontano da tutto e tutti.

Anche lì però, dopo qualche tempo passato nella solitudine più totale e senza alcun contatto con il mondo del cinema, è riemerso l'animo del regista. Proprio il documentario realizzato in solitaria sul suo esilio volontario, intitolato Arirang, è stata l'opera che ne ha segnato il ritorno lo scorso anno. E forse non è un caso che dopo la vittoria abbia voluto intonare proprio la canzone omonima, incantando la platea stupita.

Ma a Venezia la causa sudcoreana non è stata perorata solo da Kim Ki-duk. Il suo collega e connazionale Jeon Kyu-hwan ha avuto l'onore di ricevere il Queer Lion Award 2012. Il premio al miglior film con tematiche omosessuali e queer culture gli è stato assegnato «per aver saputo trattare con un linguaggio estremo, ma poetico e convincente, una straordinaria varietà di temi spesso frutto di insuperabili tabù, e per aver mostrato con convinzione e senza autocompiacimento una galleria di personaggi borderline alla ricerca di un angolo di mondo dove poter vivere senza essere giudicati per le proprie diversità».

The Weight, la pellicola vincitrice, ha dovuto superare tra gli altri la concorrenza di Passion di Brian De Palma, Love is all you Need di Susanne Bier e Acciaio di Stefano Mordini. La trama è quanto meno coraggiosa se non scabrosa: un uomo gobbo, malato di artrite e tubercolosi e con alle spalle un'infanzia di abusi, lavora in un obitorio dove ricompone e abbellisce i cadaveri, mentre cerca di aiutare il fratellastro transgender, con cui ha un rapporto di amore-odio emotivo e carnale, a diventare donna a tutti gli effetti. Tutto viene raccontato al confine tra sogno e realtà e con straordinario lirismo viene messa in luce la rigidità della società contemporanea e la forza dell'affetto che travalica i limiti del corpo e della vita.

Le parole dei due registi dopo la consegna dei premi sono state molto nette per quanto diverse. Jeon Kyu-hwan ha spiegato di aver «voluto raccontare il fardello della vita che gli uomini si trascinano dietro, in forma di "fantasia grottesca"». Kim Ki-duk invece ha dedicato la vittoria «a tutta l'umanità […] perché stiamo vivendo un momento di crisi profonda dovuta a

l capitalismo», per questo il suo film va oltre le circostanze narrate per parlare «delle conseguenze che ha sulle relazioni umane»

di Roberto Artigiani