Il lavoro del direttore della fotografia

Direttore della fotografiaDirettore della fotografiaVittorio Storaro. Anche un non appassionato di cinema conosce il talento visivo del co-responsabile di alcuni dei grandi successi di Francis Ford Coppola e di Bernardo Bertolucci. Vincitore di tre premi Oscar per Apocalypse Now di Coppola (dove ha anche recitato nel ruolo di fotoreporter di guerra), Reds di Warren Beatty, e L'ultimo imperatore di Bertolucci, Storaro è l'esempio italiano vivente di quanto sia importante il lavoro del direttore della fotografia, o cinefotografo, come ama definirsi lui.

La sua è considerata una delle figure professionali più importanti della troupe, poiché è responsabile dell'impatto visivo delle immagini sul pubblico. In genere lavora a stretto contatto con il regista anche perché oltre a dare il tono generale dell'opera (scelta dei colori, dei cambi di illuminazione, di dinamica e di giochi di ombre su paesaggi e volti), interviene in ogni singola scena a decidere quali spot (punti luce) dovranno essere usati o, se in esterna, in quale preciso momento una scena debba essere girata, a seconda dell'andamento della giornata e della copertura del cielo. Tra le grandi collaborazioni che firmarono opere immortali, segnate anche e soprattutto da un sapiente uso delle luci, vanno ricordate quella tra Orson Welles e Gregg Toland in Quarto potere, e quella tra Stanley Kubrick e John Alcott in 2001: Odissea nello spazio e Barry Lyndon.

Oltre alle conoscenze tecniche, il direttore della fotografia deve avere anche doti artistiche e un carattere capace di suggerire in maniera decisa ma non invadente la soluzione migliore al regista che l'ha chiamato a collaborare con lui. Nella routine quotidiana si deve occupare della composizione dell'inquadratura, della disposizione delle luci, della controllo dei movimenti della macchina da presa, delle scelte stilistiche sull'angolo di ripresa e la scelta dell'obiettivo, della messa a fuoco, dell'apertura del diaframma per l'esposizione voluta, e della distanza e la profondità di campo. Le nuove tecnologie hanno fornito armi al cinefotografo, ma lo sguardo nel mirino e il talento per la scelta della giusta luce non sarà mai sostituito da nessuna macchina o software grafico.

Stefano D'Andrea

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