Mostra del Cinema 2012: arriva “The Master”, ma tutti parlano di Scientology

Molto rumore per poco, qui al Lido.

La ragione del clamore che circonda, e circonderà (soprattutto oltreoceano) la presentazione di "The Master", in concorso al Lido è la vaga somiglianza tra uno dei due personaggi principali, Lancaster Dodd, e il fondatore di Scientology, Ron Hubbard.

Un parallelo che il regista smentisce, ma solo in parte ("Ammetto di aver preso spunto dai primi passi di Scientology, dal modo in cui è nata, quando era ancora una cosa assai diversa da quello che è oggi") e che dà il via a un inevitabile richiamo al rapporto tra Paul Thomas Anderson e Tom Cruise (a cui il regista regalò il suo ruolo forse migliore in "Magnolia"): "Tom- conferma Anderson in conferenza stampa- ha visto il film in anteprima, ma quello che è successo dopo rimarrà tra noi".

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Al di là di come e quanto la pellicola attinga dalla storia del gruppo di Ron Hubbard, la pellicola è stata molto applaudita, anche perché ha il merito di aver riportato dietro la macchina da presa Paul Thomas Anderson, cinque anni dopo il suo "Il petroliere",  e di aver dato una scossa al, fino ad ora sonnacchiso, concorso del festival, ipotecando la coppa Volpi per il miglior attore a Joaquin Phoenix.

Al centro di "The Master", c'è il rapporto di reciproca dipendenza tra un reduce di guerra, pazzoide e sbandato, Freddie Quell (Phoenix) e il filosofo-santone-tuttologo Lancaster Dodd (Hoffmann), che lo accoglie nel suo entourage e, in cambio della sua devozione e della sua disponibilità a sottoporsi a esperimenti di ipnosi lo salva, gli offre una casa, una vita, una causa per cui lottare.

La causa, ossia la setta che nel film si chiama appunto "The Cause" raccoglie alcune centinaia di adepti (tra i quali, mortificata da una particina di pochi minuti, anche Laura Dern) che si sottopongono a esperimenti di ipnosi e a stranianti "applicazoni" ( a Freddie, per esempio, viene imposto di fare su e giù in una stanza per tutto il giorno) per dimostrare quello che il "maestro" sostiene: le vite gli spiriti di ognuno di noi sono in circolo da trilioni di anni, da prima che la Terra esistesse, indagando nel passato, anzi, nei passati, si possa trovare la felicità.

Teorie ben divulgate che trovano gioco facile ad attecchire nella mente di Freddie facile

Joaquin-PhoenixJoaquin-Phoenix

da soggiogare, perche disperata, vuota e traballante, che non chiede altro che una bugia a cui credere con tutto quel che rimane di se stesso.  Il Maestro, d'altra parte non chiede altro che devozione e fiducia: nasce così il loro rapporto sospeso e ambiguo, in cui maestro e allievo si salvano di continuo e di continuo si ingannano, l'uno offrendo all'altro una bugia a cui credere, e l'altro una verità con cui alimentare le proprie bugie.

E forse il senso del film sta tutto qui: non nella storia d'amore omosessuale (mai esplicita) tra i due protagonisti, non nell'analogia tra Lancaster Dodd e Ron Hubbard. "The Master" è un film sulle bugie, quelle dette bene. Talmente bene da diventare vere.

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