Mostra del Cinema 2012, Daniele Ciprì dirige Toni Servillo in “E’ stato il figlio”

"E' stato il figlio" è il primo film italiano in concorso a Venezia, diretto dall'esordiente (almeno senza il suo storico 'compare' Franco Maresco) Daniele Ciprì.

E'-stato-il-figlio-Venezia_2012E'-stato-il-figlio-Venezia_2012

La storia grottesca e urticante, come sempre quelle messe in scena dal regista di Cinico TV, è quella di Nicola e della sua famiglia, ossessionata dal desiderio di benessere e di ostentazione.

Senza svelare nulla della contorta trama, diciamo che, in qualche modo, i soldi arriveranno e saranno investiti nell'acquisto di una vistosa Mercedes: una macchina che sia, nel suo splendente lusso, anche segno tangibile della superiorità di Nicola e dei suoi rispetto agli altri miseri e miserrimi che li circondano.

Il film  (accolto bene, ma senza  entusiasmo a Venezia, anzi) nel compesso funziona e c'è da credere avrà un buon successo di pubblico, con grande gioia del suo regista, Ciprì, che si è detto disposto a fare tutto "anche a calarsi le braghe" per il successo della sua pellicola. Uno sforzo che forse non sarà necessario, dal momento che il film sarà distribuito in sala il prossimo 14 settembre in 100 copie.

Nonostante questo, però, "E'stato il figlio" raggiunge a malapena la sufficienza e niente di più.  Ed è un peccato. Perché gli attori ci sono, Servillo su tutti, e la storia anche, contorta come un giallo e paradossale come un fumetto. Però Ciprì vuole strafare e, come se fosse l' allenatore confuso di una squadra di campioni, sbaglia tutto.

Davevro,  non si capisce perché  dopo vent'anni, Ciprì insista con la sua estetica feticcio fatta di forfora, ascelle sudate, peli in vista, cannottiere e pance flaccide. Perché?

Perché Ciprì, che pure di cinema e di scrittura ne sa molto, non è riuscito a trovare una chiave per raccontare il bellissimo, squallido, contorto e sincero sud Italia che non sia quella del grottesco e del fisico- corporeo-disgustoso?

Perché ancora questa fisicità insistita e squallida, perché questa urticante ostentazione?

Davvero: perché?

Perché?

Non si sa, però il risultato qui al Lido è sotto gli occhi di tutti ed è che Ciprì, che pure è autore maturo e capace, si è ritrovato tra le mani un'ottima storia e l'ha buttata via, preferendo cincischiare con le brutture e sordidezze. Ancora.

Luciana Grosso

Ultimi post

Altri post >>