Mostra del Cinema 2012: un (mezzo) flop annunciato? Venezia senza fronzoli e divi

È qui la festa?

No, qui c'è solo il festival, bello, buono, importante, ma niente di più.

Superato il giro di boa del week end, in questa 69sima mostra del cinema di Venezia  mai davvero cominciata è tempo di azzardare un bilancio.

E non è buono: non ci sono divi e attori, ma soprattutto non ci sono persone. Non c'è nessuno.

Questa edizione del festival sarà ricordata come l'unica nella storia senza code. Si va agilmente ovunque, in sala, a pranzo, al bar; gli addetti alla sicurezza, in genere dei cerberi scostumati e inutilmente riottosi, sono gentili e sorridenti per quanto poca è la pressione a cui sono sottoposti quest'anno; gli accrediti verdi, quelli cinema, in genere spenzolanti al collo di universitari e cinefili sempre pronti a attaccar briga con glia ddetti alla security di cui sopra, quest'anno sono una vera rarità, come se le lusinghe della Mostra fossero cadute nel vuoto.
Le ragioni di questo (mezzo) flop sono tante e di facile comprensione.
Dopo quasi un decennio di gestione Muller, ora c'è un nuovo direttore, Alberto Barbera, più attento, rigoroso e cinefilo, ma meno "grandioso".
Muller, per un certo periodo della sua vita, è vissuto in funzione della Mostra che preparava con cura e un pizzico di bulimia, accaparrandosi divi da prima pagina (solo l'anno scorso, in tre giorni, Clooney, Knightley e Madonna) e centinaia di film in numerose sezioni diverse.
Il risultato era grandioso, a volte, ma più spesso solo grande e caotico. Sovente, nella smania (comprensibile e giusta: era il suo mestiere) di portare al Lido celebrità e glamour penalizzava il cinema e la qualità delle pellicole. Un esempio? L'anno scorso fu presentato "Un etè brulant", di Philippe Garrel. Il film era pessimo, ma portò sul red carpet veneziano la bellissima Monica Bellucci, corredata, nel film, dalla sua prima scena di nudo integrale e conseguente scandalo con click click di fotografi.

Quest'anno tutto questo non c'è, anche per la spietata concorrenza del sempre più importante Festival di Toronto.

Barbera, probabilmente, non ha avuto né i soldi né il sangue freddo per allestire una mostra come quelle di Muller e resistere all'assalto canadese e ha preferito farne una meno scintillante ma di livello cinematografico migliore.
Il che intendiamoci, non è necessariamente un male, anzi. Se amate il cinema questo è il posto che fa per voi.
Ma se a un festival togli i divi, il casino, il glamour, i fotografi, i fan che cosa ti rimane? Un cineforum.
Un ottimo cineforum.