Battleship

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C3, P9. Affondato. Affondate, cioè, le perplessità che un film ispirato al celeberrimo gioco di società "Battaglia Navale" potesse fare flop. Non c'è una trama? Perfetto. Il film si basa sul mero concetto che si è "privi di radar" e non si possono avvistare le navi nemiche? Ancora più perfetto, se ci si passa il superlativo irregolare in un film i cui dialoghi certo non vinceranno alcun premio all'Accademia della Crusca versione yankee. Perché su questa idea, su questa semplice idea, Universal Pictures, il regista Peter Berg, un team sopraffino della ILM (Industrial, Light & Magic) specializzata in effetti speciali visivi, un bel po' (ma tanti...) di milioni di dollari fanno sì che "Battleship" - in arrivo nelle sale italiane proprio oggi — sia un blockbuster e un kolossal fantascientifico, pieno zeppo d'azione e felicemente scevro di qualsiasi introspezione psicologica, infallibile nel conquistare i desideri d'evasione del grande pubblico, in prima fila la platea teenager, assetata di rumore per le orecchi e e ipnosi per la vista.

In due anni di preparazione, dunque, ogni dubbio sulla riuscita cinematografica di "Battleship" scemava di fronte alle spettacolari realizzazioni di una produzione al cui timone Peter Berg ("The Kingdom", "Hancock"), appassionato da sempre di nautica e di Marina militare, era il regista perfetto. Non solo: "Battleship" ha ricevuto durante tutta la produzione un supporto senza precedenti da parte della Marina Militare degli Stati Uniti, che ha permesso alla troupe del film di visitare vari cacciatorpedinieri degli Stati Uniti. La proprietà del gioco di società, la Hasbro, decidendo di ripetere la formula di "Transformers", ci ha dunque visto giusto. La carta vincente finale è stata quella di pensare a un'invasione aliena: gli uomini lanciano da un osservatorio astronomico alle Hawaii un segnale capace di attraversare le immensità dello spazio e dirigersi verso un cosiddetto "Pianeta G", collocato in altro sistema solare, ad analoga distanza dalla stella che dovrebbe dargli vita. La domanda è: chissà se laggiù ci saranno alieni. Ecco, ci sono. E sono cattivi, imperialisti e assetati di dominio. Grazie al cielo,i buonismi ecumenici anni '70 e '80 di Steven Spielberg sono per una volta archiviati, e gli extra terrestri tornano pericolosi e cattivi. Arrivano sulla Terra e impegnano la Marina militare degli Usa, affiancata da quelle di molti altri Paesi (Giappone in primis) durante una colossale esercitazione internazionale, in una battaglia per la salvezza del pianeta.

Le "navi" aliene sono come giganteschi insetti ricomponibili, che possono emergere dal mare, volare e colpire a distanza. Dall'altra parte, su uno dei cacciatorpedinieri "umani" c'è lui, l'ex testa calda Alex Hopper (Taylor Kitsch, recentissimo "John Carter" di non troppo fortunata sorte al botteghino), che il fratello protettivo pensa di raddrizzare spingendolo ad arruolarsi i Marina. Niente da fare: Alex si picchia coi soldati, sbaglia i rigori nelle partite di pallone (ma da quando in qua il soccer è popolare tra i soldati Usa?) arriva in ritardo alle cerimonie del futuro suocero, il potente Ammiraglio Shane (Liam Neeson) padre di una sventola bionda a lui promessa (Brooklyn Decker). Ma l'emergenza intergalattica, ebbene sì, porterà a galla — trattandosi di acqua — il suo talento sommerso. Catarsi per lui, e per la Terra intera, che al motto di "tutti per uno, uno per tutti" reagirà all'invasione. Invasione, peraltro, con colpo di scena, che manteniamo segreto, e che in parte emerge addirittura dopo i titoli di coda. Rispetto al "Pearl Harbor" di Michael Bay (regista anche di "Transformers" tra l'altro), va detto che il realismo e l'inchino alle navi leggendarie della Us Navy e ai suoi protagonisti veterani di quel film è qui di contro solo formale e didascalico. Di più, è anche francamente un po' "truzzo". Ma gioiosamente tale, il che porta chi assiste aessere indulgente. Ciò che conta in "Battleship" è la mera spettacolarità, dura e pura e, obbiettivamente, stupefacente. Ma se il pubblico da blockbuster era già allenato agli show special effects di film analoghi come "Transformers", certo non si aspetta la sontuosa resa "liquida" delle profondità oceaniche squassate, sollevate, piovute, vaporizzate, "tsunamizzate" in questo "Battleship".

A parte la realizzazione spettacolare di macchinari alieni come i Trituratori e i Pungiglioni, ifnatti, la maestria ILM si palesa nella "simulazione dei fluidi", nell'interazione cioè tra oggetti, uomini e acqua (gli applausi vanno ai due supervisori di VFX Grady Cofer e Pablo Helman). Ai fini di mero gossip si segnala la presenza (presumibilmente ben pagata) della popstar Rihanna, nel ruolo di una marinaia in tuta mimetica di nome Raikers, vagamente mascolina se non fosse per quella indiscutibile bellezza. L'atmosfera, soprattutto iniziale (e grazie anche a una colonna sonora rockettare con brani degli Ac/Dc), del film è quella di un "Top Gun" rivisitato nel suo ottimismo e muscolarismo "reaganiano", con la fondamentale differenza che la nuova America non intende più "far da sola", ma anzi dimostra un onorevole inchino ai colleghi nipponici, ex nemici dei tempi di Pearl Harbor. Oggi per Hollywood, si sa, i fetentoni son tornati ad essere i russi, con i cinesi a stretto giro di posta.

Ferruccio Gattuso

Battleship
Regia: Peter Berg
Cast: Taylor Kitsch, Liam Neeson, Brooklyn Decker
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Uscita nelle sale: 13 aprile

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