Ciliegine

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Quando l'orologio biologico fa tic tac, le scelte esistenziali e soprattutto quelle amorose si fanno impellenti. Se sei una donna, ancor di più. Anche perché dietro l'angolo c'è una eventuale vecchiaia in solitudine o, al massimo, in compagnia di un cane. É questo il senso dal gusto parecchio amaro della commedia "Ciliegine" — nelle sale italiane dal 13 aprile — esordio alla regia di Laura Morante, icona nostrana del cinema d'autore italiano, felice pendolare sull'asse transalpino. É la Francia, dunque, a dare questa chance registica all'attrice che si conserva il ruolo di protagonista nei panni di Amanda (nome scelto non a caso: ricorrendo al latino significherebbe: da amare"), una donna che ha passato la boa di mezzo del primo decennio "anta" e che vive un difficilissimo rapporto con gli uomini.

Sotto il suo sguardo clinico e analitico verso i minimi particolari quotidiani (per esempio, il mangiarsi l'unica ciliegina sulla torta senza dividerla, come evoca il titolo del film), i maschi le appaiono inaffidabili, egoisti, incapaci di ascoltare. Secondo il marito della sua migliore amica Florence (Isabelle Carré), Amanda è affetta da androfobia: teme un rapporto definitivo e saldo con un uomo, e dunque inconsciamente si incaponisce a trovare difetti insormontabili, anche quando non sono tali, in colui che dovrebbe diventare il compagno di una vita. Esattamente questo accade con Bertrand (Frédéric Pierrot), l'uomo con cui dovrebbe andare a convivere. Un giorno, però, Amanda conosce il piacente e sensibile Antoine (Pascal Elbe) e, a causa di un equivoco, si convince che sia gay. Questo la porta ad aprirsi come non ha mai fatto con un individuo dell'altro sesso, avvicinandosi a lui in modo naturale. Il problema è che Antoine si innamora di lei e, per proseguire l'amicizia, si presta con la complicità di colleghi e amici a questa finzione. Ma alla fine i nodi vengono al pettine. Laura Morante esordisce in regia con una commedia romantica che paga, sin dai primi fotogrammi, un sostanzioso tributo al cinema di Woody Allen. Titoli di testa, colonna sonora easy jazz, prologo da subito affidato a un dialogo serrato pieno zeppo di nevrosi, il tutto in una cornice metropolitana che, non fosse Parigi, potrebbe benissimo essere Manhattan.

Insomma, ci siamo capiti: la Morante su questo film d'esordio ha lavorato parecchi anni, ma giunta al sodo non è che sforni qualcosa di molto personale. I riferimenti ripetuti a Freud (e alla sua interpretazione psicanalitica del racconto "Gradiva" di Wilhelm Jensen), l'inseguimento di una levità nei dialoghi (solo a tratti riuscita, per lo più "scolastica"), e l'inserimento di alcuni rodatissimi "topoi" alleniani si rivelano autolesionisti perché spingono a un confronto impari. Di assoluta qualità è invece il cast tutto francese al fianco della Morante (a parte un cammeo che vede Ennio Fantastichini negli insoliti panni di un magnate arabo). Una commedia non memorabile, dunque, questo "Ciliegine". Ma certo, sempre qualcosa di meglio rispetto a tante sbandierate commedie italiane — come "Benvenuti al Sud", per fare un illustre e fortunato esempio — che sbancano il botteghino a colpi di banalità e sceneggiature raffazzonate.

Ferruccio Gattuso

Ciliegine
Regia: Laura Morante
Cast: Laura Morante, Pascal Elbe, Isabelle Carré
Distribuzione: Bolero Film
Uscita nelle sale: 13 aprile

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