Cloud Atlas: i Wachowski e il peccato di hybris [RECENSIONE]

Cloud atlasCloud AtlasCloud atlasSolo su Yahoo!

Tu chiamalo, se vuoi, peccato di hybris. E forse non è sbagliato scomodare il grande tema della classicità greca per descrivere l'ambiziosa sfida (a tal punto ambiziosa da
apparire, precisamente, arrogante) tentata dai Fratelli Wachowski con "Cloud Atlas". Portare sullo schermo un adattamento del romanzo best-seller di David Mitchell "L'Atlante delle Nuvole" era una cosa indiscutibilmente ardua, ma i Wachowski decidono comunque di farlo chiedendo troppo, sinceramente troppo allo spettatore. Forse confidando sul pregiudizio favorevole che, dopo i fasti di "Matrix", vede i due registi e sceneggiatori di Chicago nel pantheon degli "autori di culto".

Una storia, quella del film in arrivo nelle sale italiane il 10 gennaio, che pretende di condurci per quasi tre ore in un turbinio spazio-temporale a cavallo dei secoli (cinque) e su un asse cronologico dove passato, presente e futuro si intrecciano in un modo che definire ostico è poco. Senza contare che, oltre all'affastellarsi di storie, personaggi ed epoche, deve aggiungersi un mix di generi cinematografici tali da indurre lo spettatore - almeno nella prima ora di proiezione - a una vera e propria "sindrome di Stendhal" visiva. La morale, ci fanno sapere senza troppi cripticismi i fratelli di "Matrix" (oggi fratello e sorella, Larry ha cambiato sesso in Lana) è che "tutto è connesso". Ogni vita individuale umana, cioè, è un capitolo di una parabola più lunga, connessa agli altri. Reincarnazione? Ebbene sì. Non ci volevano le tre ore di "Cloud Atlas" per ricordarci questo mito o credenza religiosa, chiamatela come volete, mutuato dall'induismo e dalle filosofie orientali. Dobbiamo farcene una ragione: una delle più insidiose malattie dell'Occidente è quella di non amarsi più, di essere assetato di "esotismo", e di cercare in tradizioni e filosofie lontane la spiegazione alla propria crisi di valori.

Cloud Atlas - Tutto è connessoLe esistenze di sei personaggi di epoche diverse si troveranno legate tra loro attraverso varie forme di narrazione: il diario di Mr. Ewing, un notaio che, nella metà dell'800, si trova ad attraversare suo malgrado l'Oceano Pacifico ed è testimone dei devastanti effetti del colonialismo; le lettere di Robert Frobisher, un giovane compositore spiantato che, per sopravvivere in Belgio tra le due guerre mondiali, si intrufola in casa di un celebre collega; Luisa Rey un'intrepida giornalista che vive nella California governata da Ronald Reagan, decide di scoprire cosa si cela dietro alla scottante denuncia di uno scienziato, morto, contrario a un catastrofico progetto nucleare; Thimoty Cavendish, un editore inglese di vanità, per sfuggire ai suoi creditori si nasconde in una casa di riposo nella Londra degli anni '80; il testamento di Sonmi-451, un androide femmina che, programmato per servire ai tavoli di un bar, si ribella al ruolo imposto dalla società e finisce nel braccio della morte; Zachry, giovane proveniente da un arcipelago del Pacifico e devoto della dea Sonmi, è il testimone della scomparsa della scienza e della civiltà dell'uomo in un futuro post apocalittico.

"Cloud Atlas", che non esitiamo a definire un indigeribile polpettone infarcito (oltre che di noia in dosi da cavallo) di luoghi comuni e di melassa new age, è esattamente questo: un pseudo-filosofico alzare bandiera bianca di una cultura. La nostra. E tutto ciò, a chi scrive questo pezzo, intristisce molto. Le storie narrate (utilizzando per ogni epoca gli stessi attori del cast in svariati ruoli, a turno carnefici o vittime, un cast ricchissimo con star come Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Susan Sarandon e Hugh Grant, solo per citarne alcuni) passano dal 1849, al 1936, al 1973, al 2012, al 2144, per finire in una lontana, imprecisata era post-apocalittica (tra il 2310 e il 2346).

Un avvocato di San Francisco a bordo di un veliero navigante nei mari tra le isole del Pacifico nel XIX secolo nasconde uno schiavo nero clandestino a bordo (e questo gli salverà la vita dalle trame di un perfido avvelenatore); un povero compositore - giovane, talentuoso e omosessuale - nella Scozia degli anni '30 si vede dolorosamente separato dall'uomo che ama e finisce per guadagnarsi il pane come aiutante di un celebre compositore inglese; una giornalista afroamericana nel 1973 conduce una pericolosa inchiesta che tocca gli interessi di una multinazionale energetica; un anziano editore a noi contemporaneo viene ingiustamente recluso in un ospizio-gulag dal cinico fratello; nel futuro, un'operaia clone riesce a fuggire, grazie all'aiuto di un misterioso "ribelle", dal fast food dove deve trascorrere tutta la propria esistenza; ancora nel futuro, un pastore di capre, macchiato da un peccato di vigliaccheria, ha l'occasione per riscattarsi affrontando una rischiosa missione, insieme a una misterioso essere superiore femminile, che può salvare gran parte della propria gente dagli attacchi di una razza predatoria spietata.

L'operazione che intende legare queste storie e questi personaggi, alla fine, rientra in una cornice che potremmo accettare di definire "logica", ma utilizzando - come detto - un armamentario di luoghi comuni che lascia basiti. Nulla, del film dei Wachowski, sembra in grado di stupire, né negli effetti speciali delle scene futuristiche (quale
spettatore può strabuzzare gli occhi, ormai, di fronte a un inseguimento metropolitano a vari livelli, dalle stelle ai bassifondi?), né i personaggi coinvolti, né le dinamiche tra di essi. Tra i peccati di hybris maggiori orditi dai Wachowski, quello di dare per scontati alcune suggestioni o citazioni all'interno del film: ad esempio, per quanto riguarda la riflessione sul totalitarismo, sulla privazione della libertà compiuta ai danni dell'individuo. Vorremmo poter credere che le cose non stessero così, ma quanti appassionati di fantascienza si tufferanno in "Cloud Atlas" sapendo chi è l'intellettuale e dissidente russo Aleksandr Soljenitsin (diverse volte citato nel film), tra i più grandi scrittoi del Novecento, autore di "Arcipelago Gulag" e figura simbolo dell'anticomunismo?

Ferruccio Gattuso

Cloud Atlas
Regia: Lana e Andy Wachowski & Tom Tykwer
Cast: Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving
Distribuzione: Eagle Pictures
Uscita nelle sale: 10 gennaio

Ultimi post

Altri post >>