Code Name: Geronimo. La fine di Bin Laden [RECENSIONE]

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Sono andati a stanarlo. Dieci anni dopo il più terrificante atto della storia del terrorismo del quale si era sempre dichiarato responsabile. Era facile presumere che Hollywood avrebbe raccontato la fortunata operazione spionistica e militare che portò all'identificazione del nascondiglio di Osama Bin Laden, in territorio pakistano. Non ci si sarebbe forse immaginato che lo avrebbe fatto a così poco tempo dall'evento storico. Il capo di Al Quaeda, infatti, fu stanato con certezza poche settimane prima del raid che, il 2 maggio 2011, avrebbe portato alla sua uccisione a opera di un commando di soldati scelti del corpo Navy Seals. La più grande caccia all'uomo di tutti i tempi era cominciata il giorno dopo il disastro delle Torri Gemelle a New York, secondo la buona regola americana - e lo si scrive senza alcuna ironia — secondo cui lo "sceriffo" non dimentica e tiene ben fissa sopra la scrivania il poster con il ricercato.

Bene, Osama era il ricercato numero uno. Il film diretto da John Stockwell ha il pregio di prendere tutti in contropiede: perché non ha un cast stellare, esce a stretto giro di posta da quell'impresa, e secondo logica (o secondo, piuttosto, luogo comune) dovrebbe essere un'operazione raffazzonata. Qualcosa di affine, passando dallo schermo alle librerie, ai classici "instant-book". E invece, "Code Name: Geronimo" è un ottimo film di spionaggio e azione, costruito secondo una tecnica narrativa cronachistica, in perfetto equilibrio tra fiction e documentarismo, dove la narrazione storica scorre con la precisione di un orologio, e le uniche concessioni alla retorica "vittoriosa" affiorano sulla bocca degli unici deputati per loro natura a usarla: i militari. Il merito è da dividere tra la sceneggiatura di Kendall Lampkin (arruolato da Nicolas Chartier — già produttore du "The Hurt Locker", vincitore di 6 Oscar — e autore di diverse interviste agli stessi Navy Seals) e la regia essenziale (dunque realistica e non spettacolare in senso hollywoodiano) di Stockwell.

Quando diversi indizi portano verso un edificio protetto da mura in un'area urbana alla periferia di Islamabad, i vertici della Cia cominciano a organizzare un'operazione che vede un team scelto di soldati i quali vengono tenuti all'oscuro dell'identità del bersaglio da colpire. Tracciando un doppio binario narrativo, il film segue il lavoro spionistico e quello dell'addestramento militare, in un crescendo combinato. Da una parte, lo studio delle varie ipotesi di intervento, e le conseguenze pratiche di esso, nei corridoi del quartiere generale della Cia (William Fitchner e Kathleen Robertson tra gli interpreti); dall'altra, uno sguardo sui singoli protagonisti in divisa, dal comandante che ha perduto la moglie nelle Torri Gemelle, ai sottoposti (ad esempio i soldati Stunner, interpretato da Cam Gigandet, e Cherry, interpretato da Anson Mout) divisi tra ansie, dubbi e senso del dovere. Per quanto incredibile possa apparire, la versione ufficiale dell'operazione - e questo stesso film - raccontano di come l'azione dei Navy Seals abbia portato all'esecuzione immediata di Bin Laden senza portare a gravi "danni collaterali" (non va dimenticato che l'edificio era affollato di donne e bambini, oltre che di combattenti di Al Quaeda). Un film "minore" che, ne siamo certi, godrà di un benefico passaparola.

Ferruccio Gattuso

Code Name: Geronimo
Regia: John Stockwell
Cast: Kathleen Robertson, Cam Gigandet, Anson Mount
Distribuzione: Koch Media
Uscita nelle sale: 8 novembre

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