E la chiamano estate: l’impotenza di un uomo (e di un film) [RECENSIONE]

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"E la chiamano estate", il film di Paolo Franchi presentato in concorso all'ultimo Festival di Roma, verrà ricordato come il titolo del "muro contro muro". Quello della critica e del pubblico da una parte (per una volta uniti...) e dell'autore dall'altra. Implacabili i primi: la critica armata di penna, il pubblico invece di risate e commenti caustici durante la proiezione (pratica, questa, mai giustificabile). Dal canto suo, l'autore ha risposto armandosi di incrollabili certezze e di una certa prosopopea sbandierata a colpi di citazioni letterarie. Insomma, Franchi sostiene due cose: di non essere stato capito (per colpa non sua) e, soprattutto, di non vedere questa cosa come un problema. Quando, invece, missione suprema di un artista (e di un narratore) è esattamente quella di comunicare ed essere compreso.

"E la chiamano estate" è la storia di Dino (interpretato dal francese Jean-Marc Barr malamente doppiato), un uomo di mezza età in piena crisi esistenziale: ha una bellissima e sensuale moglie di nome Anna (Isabella Ferrari) ma, incredibilmente, tra i due non vi è mai stato un rapporto fisico. L'intesa emotiva e intellettuale sono massime, quella sessuale è — semplicemente — inesistente. Dino vive con opprimente frustrazione e senso di colpa questa situazione e, non giudicandosi degno dell'amata moglie, si umilia in una compulsiva ricerca di rapporti occasionali sempre più sordidi, prima con prostitute (tra cui spicca una Eva Riccobono curiosamente sfregiata in volto e per di più... zoppa), poi con coppie di scambisti e sconosciuti assortiti in orge che lo lasciano, a ogni ritorno a casa, più desolato che mai. Nel passato di Dino c'è effettivamente qualche tragico trauma (il suicidio del fratello e il successivo abbandono da parte della madre) ma l'amore incrollabile di Anna — che non ha occhi, cuore e mente fuorché per lui — dovrebbe essere l'elemento perfetto per ridargli soddisfazione nella vita.

Dino ha la felicità a portata di mano ma non riesce a coglierla, e impazzisce per questo. In una folle missione, l'uomo si mette sulle tracce dei diversi ex fidanzati della moglie, con l'intenzione di convincere almeno uno di essi a riprendere rapporti sessuali con lei. Nulla sembra poter aiutare Dino, né la psicanalisi, né l'autodenuncia ad Anna, né la sua scrupolosità professionale come anestesista in un ospedale. Evitando di svelare il finale (peraltro ben intuibile lungo la narrazione filmica, che scorre in un pesante moto circolare con riprese continue, non sempre necessarie, di immagini e battute già dette) , "E la chiamano estate" è un racconto allucinato (confermato anche, a livello visivo, da un uso di immagini sgranate e sfuocate, così come da un ricorso all'opposizione netta tra luce abbagliante diurna e fredde semi-oscurità notturne) di una solitudine individuale senza speranza. Solitudine morale e "filosofica", si potrebbe dire, perché a lasciare sbalorditi è la mancanza di una visione idealistica o finanche trascendente di un uomo che, in tutta evidenza, concepisce la presenza dell'uomo sulla Terra solo all'interno dei suoi confini fisici. Anzi, fisico-bestiali.

E la chiamano estate Trailer italiano

Non si vuole certo sostenere qui la tesi secondo cui il sesso non sia un elemento importante in un rapporto di coppia, ma farne l'unico imprescindibile elemento cardine della storia sentimentale tra un uomo e una donna è, senza dubbio, il germe della sconfitta del protagonista. Che, infatti, sarà totale. "E la chiamano estate" è stato accusato di volgarità: su questo fronte a noi sembra che le nudità esibite dalla protagonista femminile (le più mediaticamente discusse) non siano per nulla offensive o eccessive, mentre quelle relative al lato oscuro del protagonista maschile siano centellinate e solo accennate. Quelle verbali, invece, aderiscono giustamente allo squallore tipico di certe situazioni e sono, se proprio lo si vuol dire, involontariamente comiche. A deludere - e a rendere il film di Franchi un film semplicemente brutto e, osiamo dirlo, inutile — è la banalità della storia narrata, diverse scelte estetiche (di cui abbiamo già parlato), e la superficialità nell'affresco dei personaggi. Nulla si riesce a intuire, fino all'ultima scena del film, del profondo rapporto d'intesa esistente tra Dino e Anna. A sommergere ogni cosa è solo questo lamentoso e solipsistico "pianto greco" del protagonista. Forse, una voluta scelta dell'autore: che, però, obbliga lo spettatore a 89 minuti di ricerca frustrante di un senso generale. Infine, un quesito per chiudere in leggerezza: per quale motivo due over 40 contemporanei - dunque, ex teenager negli anni '80 - dovrebbero ascoltare esclusivamente, come fanno i protagonisti del film, musica sentimentale italiana degli anni '60?

Ferruccio Gattuso

E la chiamano estate
Regia:Paolo Franchi
Cast: Jean-Marc Barr, Isabella Ferrari Filippo Nigro
Distribuzione: Officine Ubu
Uscita nelle sale: 22 novembre

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