Frankenweenie: Tim Burton e la nuova fiaba dark [RECENSIONE]

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Frankenweenie Trailer italiano

Tim Burton torna sul grande schermo con una nuova favola dark, a tal punto dark da proporsi in un puro bianco e nero (benché in 3D). Il riferimento - per stessa ammissione del regista de "La Sposa Cadavere" e "Ed Wood" - è ai film horror degli anni Trenta, e Cinquanta che l'artista di Burbank divorò con passione in età adolescenziale. I cosiddetti horror (di seria A ma anche di serie B) che formarono, in definitiva, tutta la sua estetica. Non a caso, i riferimenti nel film sono a diversi horror del passato come, ovviamente, "Frankenstein", "La moglie di Frankenstein", "L'esperimento del dottor K", "Godzilla" e perfino a un titolo più contemporaneo come "Gremlins".

Vecchio sogno cinematografico di Burton, "Frankenweenie" - in arrivo nelle sale italiane il 17 gennaio - era stato realizzato in forma di corto già nel 1984, un live-action per la Disney che, però, non divenne mai "maggiorenne". Oggi, Burton realizza, con "Frankenweenie", il primo film in tecnica stop-motion per la Casa del Topo, avvalendosi di un team tecnico e creativo eccellente, a cominciare dalla script di John August su sceneggiatura di Lenny Ripps, per continuare con le musiche del fido Danny Elfman ("Nightmare Before Christmas"), anche lui appassionato storico di cinema horror. Quanto alla stop-motion, per i pochi che non lo sanno è una delle più antiche dell'animazione: "Frankenweenie" è stato girato a 24 frame al secondo, e dunque per ogni secondo di pellicola sono previsti 24 minimi spostamenti del pupazzo. Ciò porta a 5 secondi di animazione realizzati a settimana! La resa è, a tutti gli effetti, eccellente, e raggiunge il top nella rappresentazione del cagnolino protagonista della storia: Sparky. Non a caso, nei due anni di lavoro impiegati per realizzare "Frankenweenie", una consistente parte (per i 33 animatori arruolati) è stata impiegata per duplicare alla perfezione il modo di muoversi dei cani.

Venendo alla storia, come spiega lo stesso Burton (in modo che noi troviamo impreciso, come spiegheremo in seguito), si tratta della vicenda di un ragazzino che, attraverso una curiosa esperienza, diventa grande. In una cittadina dei sobborghi tipica del sudovest americano, New Holland, il giovane Victor Frankenstein è il più intelligente della classe, ama la scienza ed è insperabile dall'adorato cagnolino Sparky. Un giorno funesto, Sparky viene investito da un'automobile e muore. Contemporaneamente, il prof. Rzykruski (nell'audio originale voce di Martin Landau) chiede ai suoi scolari di realizzare un esperimento scientifico, dopodiché il migliore verrà premiato. Si scatena così una gara febbrile tra i ragazzini. Victor, per pura casualità, viene illuminato da un'idea: potrebbe usare l'energia elettrica dei lampi per ridare vita al suo Sparky. Ovviamente, ce la fa. Ma siccome i segreti a New Holland sono difficili da mantenere, tutti i bambini scoprono il miracolo e intendono riprodurlo con altri animali morti. Questa sfida alle leggi naturali causerà una minaccia mostruosa per tutta la cittadina. Le cose, va da sé, torneranno al loro posto, lasciando un'amara lezione a tutti i protagonisti.

Burton ricorre a tutto il suo cinema, affollando la storia di personaggi bizzarri e outsider che, alla fine, sembrano meno mostruosi dei "normali" adulti (ad esempio, il tronfio sindaco Burgemeister). A tradire le intenzioni burtoniane di cui sopra, però, è l'epilogo della storia, perché se realmente dovesse essere una parabola di "maturazione", il piccolo Sparky dovrebbe restare - anche se in modo prevedibile - nel mondo dei morti. Solo l'elaborazione del lutto e il distacco portano alla crescita. L'obiezione potrebbe essere che un cartoon deve essere una bella fiaba per i bambini, punto e basta. Forse, però, da Burton ci si aspetta qualcosa di diverso.

Ferruccio Gattuso

Frankenweenie
Regia: Tim Burton
Cast: animazione
Distribuzione: Walt Dismney Studios Motion Pictrues Italia
Uscita nelle sale: 17 gennaio

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