La recensione di Ghost Rider Spirito di Vendetta

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Si vede che ha preso appunti. D'altronde, dicono che Nicolas Cage, a prescindere dalle pellicole certo non "shakespeariane" che sceglie da interpretare, sia uno che si impegna. Ce la mette tutta, insomma. E così, dopo il primo, dimenticabile, episodio del satanico Ghost Rider, tormentato eroe della casa di fumetti americana Marvel, ecco l'illustre nipote di Francis Ford Coppola tornare in scena — convinto di poter far meglio - con motorazzo infuocato, teschio infuocato, maledizione diabolica sul groppone, caccia ai cattivi epperò una missione inedita: salvare un ragazzino dalle grinfie di... suo padre. E chi sarebbe suo padre? Bè, a vederlo così sembra Ciaràn Hinds — ottimo attore caratterista nordirlandese ultimamente presente in film come "La Talpa", "John Carter" e "The Woman in Black" - in realtà è Satana. Sì, il diavolo in persona. Che reclama il figlio (Fergus Riordan) per realizzare un oscuro piano sulla Terra.

Al contempo, Johnny Blaze alias Ghost Rider cerca di liberarsi dalla maledizione personale che lo rende il motociclista al servizio di Satana per reclamare le anime dei "cattivi" al proprio regno infernale, e quando l'amico Moreau (Idris Elba) gli assicura che salvando il ragazzino (figlio di una stupenda ragazza zingara che ha volto e corpo di Violante Placido) il Nostro potrà tornare a condurre una vita normale, la trama di questo "Ghost Rider — Spirito di Vendetta" (in uscita nelle sale italiane il 23 marzo) non può che partire rombando verso l'orizzonte, proprio come fa la moto cavalcata dal protagonista. Solo che l'orizzonte, parlando di trama, è giusto dietro l'angolo. E il rischio è di finire a sbattere contro le banalità, che letteralmente costellano questo film. I protagonisti si muovono all'interno di un plot elementare dove vaghe (e a volte irrispettose) citazioni della ritualità cristiana si intrecciano a fiammate horror di serie Z, gli effetti speciali (a cominciare dal 3D) non offrono nulla che possa far vibrare le corde dell'emozione, si assiste alle più clamorose evoluzioni stunt come se si stesse ascoltando una discussione del Parlamento Europeo sulle misure delle zucchine da adottarsi nei paesi dell'Unione. Il cast di contorno - a cominciare dal "cattivo" Ray Carrigan (Johnny Whitworth) per arrivare al sempre e comunque imbarazzante Christopher Lambert nel ruolo di un monaco dalla faccia completamente tatuata - è addirittura involontariamente comico. Primi piani interminabili di sgherri destinati a morire tra le mani dell'eroe vendicativo conducono lo spettatore all'esasperazione.

Nicolas Cage, come detto, cerca di rimediare all'accusa raccolta in occasione del primo "Ghost Rider" (che, cioè, fosse più espressivo il teschio infuocato del Rider dell'attore in carne ed ossa) sbandierando una serie di evoluzioni facciali isterico-deliranti da Guinness dei Primati. Allo stesso destino autolesionista viene condannato il buon Ciaràn Hinds, il cui compito e digrignare e sbandierare una mascella antipatica per tutta la durata del film. Per non parlare di Violante Placido, che passa dal Clooney di "The American" a Cage ma resta determinata nel costruirsi una carriera al sapor di Hollywood: disposta a parlare in un italiano dalla cadenza balcanica, veste i panni di una sexy zingara dall'eye liner marcatissimo a esaltarne gli occhi sontuosi, sciorina battute inutili e, comunque, in fin dei conti offre al pubblico l'unico valore oggettivamente pregevole di questa pellicola. La sua avvenenza. Un titolo, questo "Ghost Rider — Spirito di Vendetta" che potrebbe diventare presto un cult-movie morboso del genere trash.

Ferruccio Gattuso

Ghost Rider Spirito di Vendetta
Regia: Mark Neveldine e Brian Taylor
Cast: Nicolas Cage, Violante Placido, Ciaràn Hinds
Distribuzione: Medusa
Uscita nelle sale: 23 marzo

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