Grandi Speranze: se Dickens si fa soap opera… [RECENSIONE]

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È il bicentenario della morte di Charles Dickens, non stupisce dunque che un classico come "Great Expectations" approdi nuovamente sullo schermo. Il problema è che, in questa versione da XXI millennio in uscita nelle sale italiane il 6 dicembre, nulla sembra necessario. Tutti ricordano il classico del 1946 diretto da David Lean, oggi ci riprova Mike Newell con esiti abbastanza deludenti. Il poliedrico regista britannico (a lui si devono drammi eccellenti come "Ballando con uno sconosciuto", commedie di successo come "Quattro matrimoni e un funerale", gangster movie come "Donnie Brasco" e persino un episodio della saga potteriana come "Harry Potter e il Calice di Fuoco") sembra andare d'inerzia confidando un po' troppo nel testo del grande narratore.

Il risultato è un film che, impeccabile nei costumi e nelle scene, non offre una firma registica particolare, e vede i protagonisti offrirsi in interpretazioni un po' troppo enfatiche (la Bonham Carter su tutti, ormai prigioniera in ruoli strambi e molti simili). Scelta estetica di fedeltà ai chiaroscuri dickensiani, non vi è dubbio. Forse, però, con un po' più di coraggio in più si sarebbe potuto puntare a una reinterpretazione in chiave più attuale. La storia è quella conosciuta dell'orfano Pip (Jeremy Irvine, volto e presenza che fanno la felicità del pubblico femminile), cresciuto in campagna con la sorella e il marito di lei, un fabbro di nome Joe (Jason Flemyng). Joe è "padre" e amico di Pip, per il quale l'orizzonte esistenziale sarebbe bello che servito. Vivere di poco, insieme alla persone conosciute e amate in una vita. Ma Pip sente dentro di sé la sete di qualcos'altro, vuole spingersi oltre i confini del proprio mondo. Un giorno, mentre è accanto alla tomba della madre, Pip viene avvicinato da un evaso (Ralph Fiennes) che gli chiede cibo e una lima per liberarsi dalle catene. Il ragazzino lo aiuta, anche se l'evaso viene riacciuffato: un evento che in qualche modo, lo si vedrà, segnerà la sua vita.

Grandi speranzeUn umile orfano diventa improvvisamente benestante grazie all'aiuto di un benefattore sconosciuto.

Tempo dopo, ancora ragazzino, Pip ha modo di venire a conoscenza di un'eccentrica nobile locale di nome Miss Havisham (Helena Bonham Carter): la donna - che vive reclusa in casa e nascosta alla luce del sole da quando è stata abbandonata sull'altare - richiede i suoi servigi per fare compagnia alla piccola figlia Estella (da adulta interpretata da Holliday Grainger) . Estella è bellissima e Pip si innamora perdutamente. Successivamente, dopo che Pip è cresciuto ed è diventato uno splendido ventenne, mentre lavora come fabbro insieme all'inseparabile Joe, il giovane viene raggiunto da un avvocato di Londra, che gli comunica come la fortuna più sfacciata stia bussando alla sua porta: è diventato infatti erede di un'enorme fortuna. Il misterioso donatore - sul quale non dovrà mai raccogliere informazioni - gli chiede solamente di recarsi a Londra, farsi educare da gentiluomo e vivere di rendita. Pip, assetato di novità, accetta. Ma nella grande città scoprirà segreti e ipocrisie che lo matureranno attraverso il dolore.

Insomma, il più classico dei "romanzi di formazione" che però, nella sceneggiatura di David Nicholls (pur comprendendo le difficoltà di contenere in un film i mille rivoli narrativi del romanzo di Dickens) si trasforma in una soap opera ben confezionata. Chi può, cerchi perlomeno di vedere questo film in lingua originale.

Ferruccio Gattuso

Grandi Speranze
Regia: Mike Newell
Cast: Jeremy Irvine, Ralph Fiennes, Helena Bonham
Carter
Distribuzione: Videa
Uscita nelle sale: 6 dicembre

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