Itaker: neorealismo fuori tempo massimo [RECENSIONE]

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Ogni cosa a suo tempo. Non che il tema dell'emigrazione/immigrazione non sia attuale oggi. Non che il parallelo tra gli italiani del passato e gli extracomunitari del presente non regga, sotto molti aspetti. Però gli stilemi e la sceneggiatura proposti da Toni Trupia — agrigentino classe 1979 al suo secondo lungometraggio "ufficiale" dopo "L'Uomo Giusto" (2007) — sembrano tendere volenterosamente (ma fuori tempo massimo...) verso una stagione mitica per il nostro cinema. Il neorealismo, ovviamente. Altrimenti non possiamo interpretare infatti la cornice narrativa, la galleria di personaggi e la morale di fondo di questo "Itaker — Vietato agli italiani" (terribile il sottotitolo...) in uscita nelle sale il prossimo 29 novembre. La storia è presto detta.

Italia, primi anni Sessanta. Dopo aver passato otto mesi in galera per contrabbando, il giovane napoletano Benito (Francesco Scianna) ha l'occasione di poter tornare a fare l'operaio in Germania: si assume il compito di portare lassù, dal Trentino dove da qualche tempo vive, il piccolo Pietro (l'esordiente Tiziano Talarico). Il bambino è rimasto orfano di madre e, proprio in terra tedesca, a Bochum, dovrebbe incontrare il padre che non ha mai conosciuto. Il bambino è per Benito il passaporto per una seconda chance nel paese dove molti italiani trovano un lavoro, per quanto duro sia. L'uomo è convinto di dover convivere col bambino solo per la durata del viaggio, ma una volta a Bochum per i due non sarà così facile rintracciare il padre, il quale nel frattempo ha cambiato nome e si è rifatto una vita con una donna del luogo.

La situazione è chiara: Pietro resta insieme a Benito, a condividere un tetto e una branda all'interno della fabbrica dove questi lavora come operaio. Pietro diventa progressivamente una sorta di mascotte degli operai. Benito, dal canto suo, pretende la propria autonomia ma, una volta tornato nel giro del contrabbando agli ordini di un "boss" italiano in città, Pantanò (Michele Placido), scopre che il bambino può essere utile. Dovendo smerciare porta a porta e illegalmente tessuti di ogni tipo, l'uomo si accorge che la presenza di Pietro sembra impietosire i potenziali clienti. Nasce un'alleanza che, col tempo, si trasforma in un rapporto "famigliare". In esso si inserisce per caso una bella barista rumena (Monica Birladeanu) che ha una particolare intesa con Benito ma, purtroppo, è nel raggio di interesse del boss Pantanò.

Itaker - Vietato agli italiani1962. Alla morte di sua madre, il piccolo Pietro parte da un piccolo paese in Trentino per andare in cerca del padre, emigrato in Germania, da cui non ha più notizie da tempo. Ad accompagnarlo nelle sue ricerche sarà Benito, un italiano spiantato che, grazie al suo piccolo amico di 9 anni, scoprirà il significato di essere padre.

Nella succitata galleria dei personaggi di "Itaker" c'è tutto il ben noto "necessaire": il bambino sradicato e sulla strada, il protagonista di umile estrazione ferocemente determinato a riscattarsi dalla povertà, la dimensione del viaggio come maturazione e presa di coscienza, il tema dello sfruttamento (le baracche delle fabbriche simili, in modo inquietante, a quelle dei tristemente noti "campi di lavoro" nazisti...). In più qualche "inchino" - conformisticamente immancabile nel cinema italiano — ai luoghi comuni del nostalgismo "progressista", incarnato nel personaggio dell'operaio comunista (non-violento, lettore de L'Unità, con basco e barba da Che d'ordinanza e naturalmente solidale, comprensivo e buono come il pane) che convive insieme ad altri lavoratori nella baracca dove dormono i protagonisti.

Ciò nonostante, "Itaker" per i primi 40 minuti riesce a catturare l'attenzione dello spettatore, con un abile uso dei volti e dei paesaggi (efficace la rappresentazione iniziale di un Trentino nebbioso e freddo, più "da studio" la Germania, con tanto di comignoli incombenti della fabbrica, realizzati — se non sbagliamo - in posticcia computer graphics) e un dispiegamento dei fatti ben calibrato. Nella seconda parte del film, purtroppo, la performance non eccelsa del cast (a parte il veterano Placido, che si mangia a colazione il ruolo del mafioso ) e un evidente taglio "da fiction" portano alla delusione.

Ferruccio Gattuso

Itaker
Regia: Toni Trupia
Cast: Francesco Scianna, Monica Birladeanu, Michele Placdo
Distribuzione: Luce Cinecittà
Uscita nelle sale: 29 novembre

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