La Leggenda del Cacciatore di Vampiri

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Diciamola tutta, sporca e subito: se John Wilkes Booth fosse un film, sarebbe "La Leggenda del Cacciatore di Vampiri". Chi è John Wilkes Booth? É l'attore americano che - il 14 aprile 1865, al Teatro Ford di Washington - sparò al presidente Abraham Lincoln, uccidendolo. Anzi, si potrebbe dire che ciò che non riuscì a Booth — uccidere la memoria del presidente americano più amato di sempre — potrebbe riuscire a questa immane cafonata trash, diretta da Timur Bekmambetov ("I Guardiani della Notte", "Wanted"), ispirata all'omonimo romanzo best-seller di Seth Grahame-Smith, fumettista, autore e produttore televisivo nonché autore del romanzo, altrettanto di successo, "Orgoglio e Pregiudizio e Zombie". Come si può intuire, non un guru del gusto.

Atteso con un certa curiosità proprio per le sue implicazioni, diciamo così, "politiche" (la figura di Lincoln come eroe d'azione centrale, i riferimenti alla Guerra Civile americana e al riscatto dei neri, per la gioia dei fan di Barack Obama e giusto giusto alla vigilia della campagna elettorale per le prossime presidenziali), "La Leggenda del Cacciatore di Vampiri" è, a nostro avviso, un film imbarazzante. La storia vede il futuro presidente repubblicano (interpretato da Benjamin Walker) perdere, giovanissimo, la propria madre assassinata da un vampiro di nome Jack Barts (Martin Csokas), e da quel momento votare la sua esistenza alla vendetta. Ritrovare quell'uomo dotato di strani poteri e fargliela pagare: questo il senso della vita del giovane. Sulla strada della vendetta, Lincoln incontra però un uomo misterioso di nome Henry Sturges (Dominic Cooper) che gli rivela la vera identità di Bartes: è un vampiro appartenente a una potentissima comunità decisa a impossessarsi del potere nel paese. A quel punto, Sturges propone a Lincoln un'alleanza: cacciare i vampiri con tutti i mezzi. Il giovane Abraham decide di farlo con l'attrezzo del mestiere di suo padre: un'ascia da boscaiolo opportunamente, va da sé, trattata con una lama d'argento. Da boscaiolo, a commesso in un negozio di una cittadina infarcita di succhia-sangue, a sicario al servizio del bene: la parabola di Lincoln è pericolosa, ma nobile.

Un buon sicario non dovrebbe costruirsi una vita d'affetti ma come si fa a restare indifferenti alla bellezza di Mary (Mary Elizabeth Winstead, chi la ricorda nel tarantiniano "Grindhouse — A prova di morte" non l'ha certo dimenticata...), e dunque ecco il futuro uomo della Casa Bianca metter su famiglia. Un perfetto bersaglio per i vampiri. In tutto ciò, la storia inserisce un filone parallelo di colore storico-politico che definire goffo è poco: il Sud schiavista è più o meno gestito dai vampiri, che oltre ad essere succhia-sangue e malvagi sono pure razzisti e schiavisti. Come vincere una guerra dove le giubbe grigie sono praticamente immortali e dotate di straordinari poteri, mentre le giubbe blu cadono come castagne in autunno? Ci vuole un piano perfetto, disegnato proprio da Lincoln e dall'inseparabile amico d'infanzia nero Will (Anthony Mackie).

L'intera vicenda, ovviamente, viene corredata di "spettacolari" sequenze d'azione, che in effetti sarebbero tali se dalla fine degli anni Novanta "Matrix" e discepoli non fossero mai esistiti. La slow motion digitale impiegata nel film è quanto di più visto e assodato, tale da non stupire nemmeno il più sprovveduto degli spettatori affezionati al genere action. Le improbabili evoluzioni ginniche a sfidare le leggi della fisica generano solo sonori sbadigli. La stolida superficialità con cui la trama maneggia i personaggi e le vicende storiche della storia americana è di un kitsch insopportabile. Le svolte dell'intreccio sono banalissime, tali da non soddisfare un cervello appena maturo. Insomma, "La Leggenda del Cacciatore di Vampiri" non ha alcun senso cinematografico.

Ferruccio Gattuso

La Leggenda del Cacciatore di Vampiri
Regia: Timur Bekmambetov
Cast: Benjamin Walker, Mary Elizabeth Winstead, Dominic Cooper
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita nelle sale: 20 luglio

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