La Migliore Offerta: il dipinto di Tornatore ha un tocco manierista [RECENSIONE]

La migliore offertaLa migliore offertaLa migliore offertaManierismo d'autore. É curioso, e anche un po' crudele, che la sentenza sull'ultimo film di Giuseppe Tornatore avvenga proprio da uno dei suoi personaggi, l'illustre battitore d'asta Virgil Oldman, interpretato con grande mestiere da Geoffrey Rush. Ovviamente, il giudizio di Oldman cala involontario sull'opera del regista siciliano: siamo noi a usare i metodi tranchant, snob ma intellettualmente onesti di questa maschera inventata per la storia (la sceneggiatura è dello stesso Tornatore). Per dire che, sì, se "La Migliore Offerta"  - in uscita nelle sale l'1 gennaio - fosse un dipinto o un generico oggetto d'arte, Oldman lo archivierebbe nel succitato modo. Un'imitazione d'arte, fatta con  abile manierismo, ma nulla di più. A dire il vero, spesso il cinema di Tornatore vaga in questi territori dove una buona idea - in questo caso lo spunto iniziale della storia - naufraga progressivamente, minuto dopo minuto, in una ripetizione di concetti, e di elementari parallelismi e metafore, suggeriti per di più in modo del tutto evidente.

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Più che letteratura, insomma, una lezione di letteratura. Non l'approccio diretto con l'arte, bensì con la spiegazione pedissequa di questa. Ambientato in una città imprecisata in Austria (dopo circa un'ora di proiezione ci è dato di intuirlo grazie a una targa automobilistica), il film racconta di come la vita del battitore d'asta Oldman - uomo solitario e nevrotico, affetto dalla mania di evitare il contatto fisico diretto con umani e oggetti che non fossero le tele dei dipinti, e per questo sempre munito di guanti  - venga sconvolta da un insolito caso lavorativo. Una misteriosa cliente contatta per telefono il ricco professionista per proporgli la dismissione del patrimonio artistico della vecchia villa in cui vive. Oldman deve valutare dipinti e mobilio della casa nobiliare, allestire un catalogo e provvedere all'asta. Il problema operativo, per Oldman, consiste nel fatto che la cliente - una certa  Claire (Sylvia Hoeks) - non appare mai di persona.

Il mistero si svela semplicemente: la giovane donna è affetta da agorafobia, vive reclusa in una stanza della casa e comunica attraverso telefono o, quando Oldman è in loco, attraverso la parete del proprio alloggio. Il contatto tra Oldman e la donna si sviluppa in qualcosa di speciale, emotivo e, col tempo, sentimentale. Le fobie dei due protagonisti si specchiano e sembrano curarsi vicendevolmente, e nella misteriosa donna che potrebbe un giorno apparirgli di fronte, Oldman sembra aver trovato l'incarnazione reale di un ideale inseguito a lungo nell'arte, collezionando in segreto - e con l'aiuto di un complice e amico di nome Billy (Donald Sutherland) - una straordinaria pinacoteca di ritratti femminili di inestimabile valore. Nell'opera di avvicinamento alla ragazza, il maturo battitore d'asta si avvale dei consigli di un giovane e piacente artigiano riparatore di nome Robert (Jim Sturgess), che ha il compito di ricomporre alcuni misteriosi meccanismi che Oldman trova giorno dopo giorno nella villa della bizzarra cliente. La vita di Oldman sta per essere rivoluzionata, ma forse ciò che per l'uomo appare un benevolo capriccio del destino è piuttosto il risultato di un sistema di ingranaggi molto più complesso.

Giuseppe Tornatore firma un dramma tinto di venature thrilling, giocando sull'eterno tema del rapporto tra perfezione dell'arte e imperfezione della vita, e sulla dolorosa presa di coscienza che alla fine è la seconda a irrompere, per quanto si cerchi di ritardare l'impatto, nell'esistenza degli uomini.  Oldman, per evitare di accusare l'impatto di cui sopra, si dota delle armi più efficaci: cultura, ricchezza e una particolare forma di nevrosi. Ma alla fine sarà la vita, con le sue gioie e i suoi dolori reali, a vincere. Come si può intuire, suggestioni letterarie importanti: che però Tornatore maneggia con i suoi soliti pregi e difetti. Tra i primi, la capacità di pensare scene di sicuro impatto emotivo (commentate come sempre dalla musica del Maestro Ennio Morricone), tra i secondi l'abbandonarsi a questa estetica in modo narcisista, penalizzando la sobrietà del racconto. A ciò va aggiunto l'errore di puntare su un protagonista assoluto di indiscusso spessore (Geoffrey Rush), attorno al quale si muovono personaggi - e attori che li impersonano - di valore infinitamente inferiore (se si eccettua il non protagonista Donald Sutherland). Di modesta caratura è infatti Jim Sturgess, per non parlare dell'inadeguata Sylvia Hoeks, la cui non carismatica bellezza viene appesantita da un doppiaggio recitato in modo sinceramente imbarazzante. A voler essere banali e un po' cattivi, si potrebbe sospettare che l'intero budget per il cast sia andato ai due grandi vecchi di cui sopra, e per i ruoli restanti si sia messo mano agli spiccioli.... Quanto all'intreccio, va detto infine che, dopo un ottimo sviluppo nei primi 45 minuti, esso caracolla perdendo pezzi progressivamente fino al finale. Un finale dotato di un buon colpo di scena, va detto. Ma per arrivare fin lì, lo spettatore realmente cinefilo  deve armarsi di parecchia benevolenza.

Ferruccio Gattuso

La Migliore Offerta
Regia: Giuseppe Tornatore
Cast: Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Donald Sutherland
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Uscita nelle sale: 1 Gennaio

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