La recensione di The Lady

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Insolita o improbabile che possa sembrare una dedica cinematografica di Luc Besson alla coraggiosa Aung Sang Suu Kyi, essa — con il titolo di "The Lady", in uscita il 23 marzo nelle sale italiane - è divenuta realtà. Il regista attratto dalle figure femminili ma quasi sempre in un contesto "spettacolare" ("Nikita", "Giovanna D'Arco", la promettente e giovanissima Natalie Portman in "Leon") sceglie — dopo la pura fiction di un film come "Adele e l'Enigma del faraone" - di affrontare un tema realistico, e molto delicato, come la battaglia per la libertà del Nobel per la Pace birmano Aung Sang Suu Kyi. Piccola, grande donna assurta a celebrità planetaria dopo il conferimento del Nobel negli anni Novanta, Suu (qui interpretata da una Michelle Yeoh in stato di grazia) è la figlia dell'eroe nazionale, Generale Aung San, principale artefice della Rivoluzione Birmana e del sua indipendenza dopo la dominazione coloniale, assassinato in un'occasione di un golpe social-comunista (particolare ideologico su cui il film sorvola...) che ha portato al potere una giunta militare sempre più distaccata dal paese e arroccata a difesa dei propri privilegi.

Dopo aver sposato il professore Michael Aris (David Thewlis, anch'egli forse nella sua migliore interpretazione in carriera), Suu si trasferisce in Inghilterra, a Londra, dove vive da madre e da semplice casalinga. Il suo ritorno in Birmania avviene per ragioni famigliari: l'anziana madre è gravemente malata, e Suu intende assisterla in punto di morte, ma sono anche i mesi delle rivolte studentesche che chiedono i più elementari diritti civili, giorni di violenza e inaudite misure militari. E così, quasi involontariamente, Suu si trasforma in un simbolo per i birmani affamati di libertà. Dalla propria abitazione, Suu organizza il proprio partito la Lega Nazionale per la Democrazia, e automaticamente si trasforma in un problema per il potere militare. Il cupo Generale Ne Wn (Hutn Lin), superstizioso e violento, trasforma la piccola donna in un'ossessione personale. Suu adotta la tecnica della non violenza gandhiana e sembra essere più forte dei fucili del regime.

Questa straordinaria storia politica e ideale si intreccia, nel film di Luc Besson, con la storia personale — famigliare e sentimentale — della donna Suu, supportata dal marito, divisa per anni a forza da lui e dai due figli, poiché la regola non scritta è chiara: qualora la donna tornasse in Inghilterra, il regime non le permetterebbe di tornare più, compromettendo la battaglia per la libertà. Il professor Amis nasconde un segreto alla moglie, per non turbarne la determinazione nella battaglia politica: è malato di cancro e non ha molti anni di vita davanti. Questo dramma personale si intreccia dunque a quello più ampio di un paese il cui cancro è il sopruso e la repressione di ogni anelito di libertà. Besson realizza con "The Lady" (che aprì a suo tempo il Festival del Film di Roma 2011) una buona (ma non perfetta) operazione a metà strada tra l'omaggio storico, l'intento propagandistico a vantaggio di questa straordinaria donna definita dal settimanale Time "l'Orchidea d'Acciaio" e il melò sentimentale. Presumiamo che, così facendo, il regista francese abbia puntato alla platea più ampia, proprio per diffondere la storia di Suu. Il pubblico più smaliziato e cinefilo, dal canto suo, non può mancare di notare alcuni indugi retorici e dal ritmo di "fiction televisiva" (tra l'altro senza il benché minimo utilizzo di immagini di repertorio della vera Suu, molto strano) che portano il film oltre le due ore di durata. Così come l'uso della colonna sonora talvolta appare troppo insistito, addirittura indiscreto in alcune sequenze (come l'irruzione sanguinosa dei soldati a caccia di studenti nell'ospedale dove Suu è al capezzale della madre morente), e infine ruffiano quando Besson scippa una delle più belle arie mozartiane (le prime battute dell'Adagio del Concerto n. 23 K488 in La maggiore) per marcare due momenti intensi del film. Per di più inciampando in un errore: essendo l'Adagio un secondo movimento del concerto, non è possibile che sia a inizio disco, come mostra la puntina del giradischi che cala sul perimetro esterno del vinile. Quanto alle interpretazioni, straordinaria è Michelle Yeoh che, cinese (e incredibilmente somigliante al Premio Nobel per la Pace), per il ruolo ha dovuto interpretare lunghi brani in lingua birmana, cercando di annullare qualsiasi inflessione straniera, studiandosi a memoria lo storico discorso di Shwedagon con cui Suu parlò per la prima volta in pubblico. "The Lady" è stato infatti una battaglia personale della Yeoh, che ha proposto la sceneggiatura a Besson. E a proposito di "ladies" di acciaio e di ferro, questo è il secondo film della stagione che omaggia una figura femminile straordinaria, in grado di incidere in modo fondamentale sul corso della storia. E se Margaret Thatcher non fu certo una non-violenta gandhiana, e anzi una donna che seppe maneggiare con determinazione e a volte cinismo il potere costituito, non si può che applaudire quando il cinema punta dritta la macchina da presa su grandi leader femminili, che in fondo per affermare i propri valori e affermarsi hanno dovuto combattere una battaglia nella battaglia.

Ferruccio Gattuso

The Lady
Regia: Luc Besson
Cast: Michelle Yeoh, David Thewlis, Htun Lin
Distribuzione: Good Films
Uscita nelle sale: 23 marzo

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