La Regola del Silenzio: Robert Redford torna agli Anni ’60 [RECENSIONE]

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Il suo volto è ancora bello, anche se solcato implacabilmente dalle rughe del tempo. Che sono, però, anche rughe della memoria. Robert Redford, a differenza di molti suoi colleghi plastificati nel volto e nell'anima dalle ragioni di Hollywood, quei solchi di tempo e di ricordi se li tiene saldamente addosso. Non se ne vergogna. Ecco perché il suo ritorno agli anni della sua giovinezza - i cosiddetti favolosi ma anche complicati anni '60 - è sempre sereno e naturale e non ha, come si vede nel suo ultimo film "La Regola del Silenzio" (in uscita il 20 dicembre nelle sale italiane), il sapore di un reducismo auto-compiacente. Un tic, quest'ultimo, insopportabilmente tipico di molti della sua generazione.

Tratta dal romanzo di Neil Gordon, la storia parte dal rievocazione delle azioni terroristiche compiute dal movimento chiamato Weathermen (o Weather Undergorund) nella seconda metà dei Sixties: di fronte a un'America sempre più coinvolta nello scenario bellico in Vietnam, constatata l'inutilità pratica delle manifestazioni pacifiste, questo gruppo di sinistra radicale decise di passare alla violenza. Organizzando rapine e attentati dinamitardi. Da questo presupposto parte la vicenda di Jim Grant (Redford), avvocato e padre vedovo - ex Weatherman rifattosi una vita con un nome nuovo - che vive e opera ad Albany, nello stato di New York. Un'esistenza lontana dai riflettori, che però viene sconvolta dal ritorno di un passato accantonato: dopo 30 anni, l'Fbi è riuscita a mettere le mani su Sharon Solarz (Susan Sarandon), ex terrorista radicale ricercata. Sharon, dopo una lunga stagione nell'ombra, aveva deciso di costituirsi, ma la legge è calata su di lei un attimo prima. Sulla vicenda si butta un giovane reporter locale di nome Ben Shepard (Shia LaBeouf): il ragazzo intervista la terrorista e, da qui, comincia a smuovere le acque. Dai suoi articoli e dall'attività investigativa dell'Fbi si arriva a scoprire che Grant non è altri che un membro di un commando che, con Sharon e altri complici, realizzò una rapina in banca finita tragicamente.

L'uomo non può far altro che affidare la piccola figlia al fratello minore (Chris Cooper) e cominciare una fuga che , però, non è fine a sé stessa. Grant ha una missione precisa, e per realizzarla deve essere sempre un passo avanti rispetto alle indagini di Shepard e della polizia federale. Sulla sua strada, dunque, riaffiorano vecchie conoscenze, una delle quali, l'ex compagna di lotta e di vita Mimi (Julie Christie) è la chiave di volta per salvare la sua esistenza. A metà strada tra la rievocazione di un fatto storico e il giallo, "La Regola del Silenzio" si rivela un film per gran parte avvincente, ben equilibrato tra storia collettiva e individuale, dove il protagonista - per ammissione dello stesso Redford - sembra alludere al ben noto Jean Valjean del romanzo "I Miserabili" di Victor Hugo: un uomo fondamentalmente innocente che sfugge negli anni a un passato doloroso, nonché alla vendetta della Giustizia.

Nulla di veramente imprevedibile nell'intreccio, a dire il vero: ma la scelta eccellente del cast (Redford ha sicuramente raccolto vecchi e bravissimi colleghi a paga sindacale...) compensa ogni eventuale debolezza cinematografica. Impossibile restare indifferenti alla bravura eccelsa della Sarandon/Solarz - ex terrorista inseguita dagli errori del passato, ma fiera delle ragioni che ne stavano alla base - nella scena dell'intervista da reclusa al giovane reporter. Di colore l'apparizione di Nick Nolte nel ruolo di un ex Weather Undergorund disposto ad aiutare Grant nella fuga, per non parlare di Stanley Tucci, come al solito infallibile nel ruolo del direttore del giornale in cui lavora il giovane Shepard.

Ferruccio Gattuso

La Regola del Silenzio
Regia: Robert Redford
Cast: Robert Redford. Shia LaBeouf, Julie Christie
Distribuzione: 01 Distribution
Uscita nelle sale: 20 dicembre

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