I più grandi di tutti

Solo su Yahoo!

Maneggiare il rock col cinema è sempre un'arma a doppio taglio. Se poi a stringere tra le mani il film è un italiano, la lama si rivela più affilata. Per quanto il rock sia infatti una categoria dello spirito più che geografica, ci si deve arrendere alla realtà: gli anglosassoni ne sono i tessitori supremi, è loro l'humus culturale che ha fatto fiorire questo tipo di musica e soprattutto sono loro a saperlo raccontare attraverso il cinema. Sia che si vada sul dramma sia che si vada sulla commedia, più o meno nostalgica, malinconica o amara.

Però vedersi "I più grandi di tutti" - il secondo film di Carlo Virzì, musicista e fratello del più illustre Paolo, e dei suoi film compositore fedele — dopo aver visto film come "Still Crazy" di Brian Gibson, o "Almost Famous — Quasi Famosi" di Cameron Crowe o perfino il divertente e infantile "School Of Rock" di Richard Linklater, bè, non regala particolari brividi. Tutto e già sentito e visto e ripetuto in questa piccola storia di provincia al sapor livornese dove, a distanza di quindici anni dalle proprie scorribande musicali, i membri invecchiati e disillusi di una band locale di nome Pluto sono forzati a ritrovarsi. La scintilla a far ricomporre la band, anche solo per una confusa intervista video e per un concerto non proprio "spontaneo" è Ludovico (Corrado Fortuna), ricco figlio di mammà (interpretata da Catherine Spaak) che, confinato da anni sulla sedia a rotelle dopo un terribile incidente automobilistico (di cui fu vittima proprio dopo un concerto dei Pluto) collabora con una rivista musicale di nome "Sgt. Pepper" e intende realizzare un documentario sulla band che si è trasformata in una sua ossessione.

Sconosciuti al mondo, i Pluto sono gli eroi perfetti di Ludovico, che conserva maniacalmente indumenti, poster, dischi e memorabilia assortite del gruppo. Una situazione surreale ma alla quale, poco a poco, gli ex Pluto cedono: e dunque eccoli a ritrovarsi, la bassista Sabrina (Claudia Pandolfi) ormai trasformatasi in elegante borghesotta di provincia, il cantante Mao (Marco Cocci) oggi barista da pub senza progetti, il batterista Loris (Alessandro Ropja) disoccupato sposato e con prole, e il chitarrista Rino (Dario Kappa Cappanera, l'unico musicista vero, e si vede) operaio incazzato nero con la vita e con gli ex membri dei Pluto. La forza del rock, e di tutto ciò che ci sta intorno (le discussioni e l'entusiasmo per le prove, il tempo perso, il disordine fisico e mentale, l'adrenalina prima di salire sul palco) si rivela più forte di tutto: i Pluto torneranno a suonare, anche se per una breve, magica parentesi.

Carlo Virzì, come detto musicista ed ex rockettaro, si tiene abilmente lontano dalla retorica e dal reducismo rock, e questa è la vera qualità di una commedia che purtroppo però stenta a decollare nella prima mezz'ora, fatta di dialoghi prevedibili (in una presa diretta non eccellente che fa sudare sette camice a un orecchio non allenato allo slang livornese) e di situazioni consumate. Certo, gli aneddoti narrati andranno dritti a solleticare le corde di chi ha suonato uno strumento o, meglio ancora, ha militato in una band. Gli ammiccamenti, in questo senso, sono molti. Per qualunque altro tipo di spettatore, però, la storia di "I più grandi di tutti" sarà come un bel piatto di pasta cui manca un po' di sale.

Ferruccio Gattuso

I più grandi di tutti
Regia: Carlo Virzì
Cast: Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci
Distribuzione: Eagle Pictures
Uscita nelle sale: 4 aprile

Ultimi post

Altri post >>