Qualcosa nell’aria: Olivier Assays racconta il Dopo Maggio e la rivoluzione sognata [RECENSIONE]

Qualcosa nell'ariaSolo su Yahoo!

Un film fortemente autobiografico, questo "Qualcosa nell'aria" in uscita il 17 gennaio prossimo nelle sale - per raccontare l'ambiente della controcultura giovanile nei primissimi anni Settanta francesi, a pochi passi storici da quel Maggio '68 in cui aspirazioni rivoluzionarie e libertarie avevano sconvolto la quiete di un Paese retto saldamente nelle mani di Charles De Gaulle. "La ricreazione è finita", aveva detto il presidente e generale eroe della resistenza antifascista prima di mandare i carri armati nelle strade di Parigi a mettere la parola fine ai continui scontri e agitazioni dei movimenti giovanili. Al fianco di De Gaulle, la "maggioranza silenziosa" esasperata da una situazione sociale in perenne ebollizione.

Ovviamente, lo sguardo di Olivier Assays - regista e sceneggiatore di film come "L'eau froide" e "Carlos" - è quello, nostalgico ma anche (forse) involontariamente critico di chi quelle passioni rivoluzionarie le ha vissute in prima persona. Le esperienze del protagonista Gilles (l'ottimo, debuttante Clément Métayer) sono infatti le stesse vissute, per sua stessa ammissione, da Assays. Pargolo di buona famiglia travolto dall'utopia libertaria radicale, insieme ad altri giovani arrabbiati come lui appartenenti alla buona società parigina (mito e frequentazione del mondo operaio, notti brave all'insegna della politica, ma calda stanzetta sempre disponibile in lussuosi appartamenti della capitale), Gilles ha la passione della pittura e cerca nella propria esistenza una realizzazione completa, senza compromessi. Nonostante ciò, come ammette nel film, questa sbornia ideologica fa sì che "la realtà bussi alla mia porta e io non apra". Tutto passa attraverso una purezza impossibile e platonica inseguita con feroce immaturità: Gilles realizza disegni di ragazze amate, che poi brucia al loro cospetto "perché solo tu dovevi vederlo", Gilles non vuole un impiego "borghese" assicuratogli dal padre, né ha un'idea precisa di come gestire i propri rapporti sentimentali. Lui e i suoi amici sono attivisti nel proprio liceo, vivono in una perenne mobilitazione fisica e mentale ideologica, analizzano ogni comportamento collettivo e individuale alla luce delle "necessità" della Rivoluzione.

Qualcosa nell'ariaParigi, anni 70. Gilles, studente di liceo, viene coinvolto dai fermenti politici che stanno sconvolgendo la società di quegli anni. In realtà, lui è un artista che desidera dedicarsi al cinema e alla pittura, ma per i suoi amici l'impegno politico deve essere totale. Pian piano anche Gilles troverà il suo modo per districarsi nella confusione della rivoluzione studentesca e allo stesso tempo chiarire i dubbi di una vocazione artistica ancora in via di sviluppo.

Di giorno studenti, di notte agit-prop che, per esempio, compiono operazioni come ricoprire di manifesti e scritte la propria scuola. In una di queste missioni rivoluzionarie, Gilles e i suoi amici provocano un serio incidente a un giovane guardiano, che per qualche tempo finisce in coma. Questo atto porta a un sottinteso senso di colpa in tutto il gruppo, finendo per condizionare le vite di ogni suo componente: Gilles e compagni decidono infatti di allontanarsi per un po' da Parigi e scendono in Italia. Ognuno di loro prenderà strade diverse e analoghe allo stesso tempo, tra comunitarismo, sesso libero, droga, mito dell'Oriente. In fondo alla parabola giovanile di Gilles ci sarà, infine, la realtà? Sembra di capire di sì, in un finale illuminato dallo sguardo per la prima volta sorridente e placato del protagonista. La vita, con i suoi compromessi e le sue inevitabilità, alla fine modella (e umanizza) i piccoli Robespierre in sedicesimo. Il ritratto fornito da Assays, come detto, appare indubbiamente nostalgico ma anche autocritico, non sappiamo se deliberatamente: i protagonisti della storia non aprono mai i propri visi giovani e pieni di vita al sorriso, una cappa di ideologia copre ogni loro gesto, la gioventù che agisce in quella realtà radicale appare militarizzata nei propri pensieri se non nelle proprie abitudini. Tutto ciò che fanno appare come un gesto di assoluta libertà (nel sesso, negli spostamenti, nelle scelte), ma a renderli prigionieri e "in divisa" - una divisa più difficile da smettere rispetto a quella degli odiati "sbirri" - è l'idea che ogni respiro e gesto debba portare alla Rivoluzione. Una rivoluzione, peraltro, in quegli anni sentita come inevitabile non solo dai suoi propugnatori ma anche dai suoi avversari. Assays sceglie però, letterariamente parlando, un linguaggio che vuole essere rispettoso di quell'epoca, e dunque realistico, ma che gioco forza rivela tutte le rughe del passato. Un linguaggio consunto, per molti versi reducista, che certo non potrà allettare le giovani generazioni all'ammirazione di un'epoca che - purtroppo o grazie al cielo, a seconda dei punti di vista - è irripetibile.

Ferruccio Gattuso

Qualcosa nell'aria
Regia: Olivier Assays
Cast: Clément Métayer, Lola Créton, Féelix Armand
Distribuzione: Officine Ubu
Uscita nelle sale: 17 gennaio

Ultimi post

Altri post >>