Woody

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Un documentario assolutamente imperdibile in uscita il 21 settembre nelle sale italiane è "Woody", realizzato da Robert Wide e dedicato al grande regista newyorchese Woody Allen. Il prodotto che giunge nelle sale è la versione accorciata (113 minuti) di un'opera in due parti trasmessa nell'autunno 2011 — all'interno di una serie dedicata ai grandi cineasti americani, intitolata "American Masters" - sulla PBS, network televisivo pubblico statunitense. Grazie a un'ottima intuizione, il documentario conquista la distribuzione nei cinema, per la felicità degli appassionati di Allen e dei cinefili in genere.

Con assoluto scrupolo, Robert Weide ci porta, sin dai titoli di testa e dall'intrecciarsi di immagini e musica, nell'universo alleniano, mostrandoci non solo l'evoluzione artistica, ma anche la vita e il processo creativo dell'autore di titoli pregevoli come "Io e Annie", "Manhattan", "Amore e Guerra", "Prendi i soldi e scappa", "Match Point". Scrittore, regista, attore, commediografo e musicista Woody Allen è, a dispetto del suo modo di vivere e considerare il rapporto con il proprio lavoro, un'icona della storia del cinema. Woody, per capirci, è l'uomo che, nel finale del documentario, ci rivela che nessun ciak può prendergli troppo tempo perché lui, in definitiva, non è alla ricerca della perfezione formale, e soprattutto ciò che vuole veramente è "andarsene a casa a vedere la partita".

Non vi è snobismo in questa ammissione, né menzogna: semplicemente lo specchio di un artista ricco di talento, sospinto al centro della scena quasi controvoglia e proprio in conseguenza del proprio talento. Un artista che ha avuto la straordinaria capacità di farci ridere prima (e questo non è facile) e di interrogarsi poi sui grandi temi dell'esistenza (il rapporto con la morte e il senso che deve conseguentemente acquistare la vita, una certa ironica malinconia per il fatto di non possedere la fede) senza mai perdere la leggerezza.

Weide ha seguito per un anno e mezzo Allen, realizzando una biografia in parole e immagini (con interviste) per lo più completa. Partendo dagli esordi come "casuale" e al contempo "naturale" autore umoristico (a 17 anni Woody guadagnava già più dei suoi genitori), Allen viene raccontato nella sua scalata verso il successo e la notorietà, dapprima come timido e sempre più confidente stand-up comedian, poi come presenza frequente negli show televisivi, infine come sceneggiatore frustrato (perché non rispettato artisticamente) del film "Ciao Pussycat" (1965) di Clive Donner, infine regista padrone di ogni scelta artistica nei propri film. Da qui, gli amori, il rapporto con i manager, con le donne amate , gli Oscar vinti per "Io e Annie" e "Manhattan", il rapporto con gli attori, con le kermesse dei festival cinematografici, e infine lo straordinario successo di botteghino, addirittura presso un pubblico "non alleniano", di "Midnight In Paris". Weide riesce a fornirci una fedele e accurata narrazione di cinquant'anni di carriera artistica, permettendosi puntate nella vita privata (anche in riferimento alla rottura con Mia Farrow per il noto rapporto clandestino, posi sfociato nel matrimonio, con la figlia adottiva di origini coreane Soon Yi), ma su di un fronte ci sembra fallire: nel raccontarci in modo più esaustivo l'humus culturale in cui cresce il giovanissimo Woody e in cui fiorisce la sua predisposizione alla battuta fulminante. L'Allen che emerge dai 113 minuti di questo documentario sembra un "Mozart dell'ironia" spuntato dal nulla. Quando invece possiamo intuire come la scuola dell'umorismo ebraico (pensiamo ai Fratelli Marx) abbia nutrito la sua personalità.

Ferruccio Gattuso

Woody
Regia: Pascal Laugier
Cast: Woody Allen et al.
Distribuzione: Bim Distribuzione
Uscita nelle sale: 21 settembre

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