Zero Dark Thirty: alla fine l’America acciuffò Osama [RECENSIONE]

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Osama Bin Laden e della sua morte. Dieci anni di caccia, due Amministrazioni presidenziali americane coinvolte, centinaia di agenti segreti impiegati dietro la scrivania e sul campo, una stagione interminabile di ossessione, frustrazione e desiderio di giustizia. E di vendetta. E alla fine, è bene precisarlo, c'è voluta una donna. Un ottimo, scrupoloso, determinato agente della Cia che - in "Zero Dark Thirty", in arrivo nelle sale italiane il 7 febbraio- assume il nome indefinito di Maya e il volto affascinante e levigato di Jessica Chastain (perfetta nel ruolo). É lei che ha identificato l'edificio anonimo ad Abottabad, in Pakistan, dove si nascondeva il Pericolo Pubblico Numero Uno per l'America. É lei che ha pressato i superiori per convincerli che le probabilità che l'uomo fosse nascosto esattamente lì fossero pari al 100%. A raccontare la marcia di avvicinamento a Osama, nonché l'operazione militare notturna che portò alla sua uccisione il 2 maggio 2011, è un'altra donna, Kathryn Bigelow, regista pluri-premiata per l'eccellente "The Hurt Locker", vincitore di 6 premi Oscar (tra cui Miglior Film e Migliore Regia), cineasta che a Hollywood e dintorni, per la sua abilità e asciuttezza nel maneggiare sceneggiature belliche, viene definita con ironia e un pizzico di perfidia un "maschio mancato".

Zero Dark Thirty Trailer in lingua originale

La Bigelow, invece, è semplicemente bravissima. Lo dimostra, ancora una volta, in questo film il cui titolo rimanda al gergo militare: il "zero dark" è infatti qualsiasi ora compresa nel buio notturno, nel caso specifico le 00.30, quando le forze speciali della Marina Usa, i Navy Seals, hanno toccato terra scendendo dagli elicotteri all'interno della "tana" del califfo del terrorismo internazionale. Il film, scritto con il tradizionale ausilio del giornalista e sceneggiatore Mark Boal (già arruolato, è proprio il caso di dirlo, per "The Hurt Locker") è la cronaca per quanto possibile fedele alla realtà - diciamo alla canonica versione ufficiale - di come la Cia è riuscita a mettere le mani su Osama Bin Laden. Un lungo inseguimento fisico e mentale che parte - nella narrazione della Bigelow - dai cosiddetti "dark sites" della Cia, le basi segrete in terra non statunitense dove gli agenti americani strappavano informazioni strategiche ai terroristi catturati, ricorrendo ai metodi più brutali, come la tortura del famigerato waterboarding. Da lì, il lungo percorso filmico (157 minuti!) di "Zero Dark Thirty" conduce lo spettatore fino all'operazione militare notturna compiuta dai Navy Seals, che è poi il vero gioiello - per realismo e impiego dell'arte del thrilling - dell'intera opera.

Quarantacinque minuti circa che ci catapultano esattamente in quell'angolo di Medio Oriente dove "Geronimo" (nome in codice del bersaglio Osama) venne braccato. Tra questi due estremi narrativi, il film della Bigelow si prende l'arduo compito di raccontare i dieci anni di sviluppo dell'operazione: e la missione, diciamo così, non riesce pienamente, talvolta risultando noiosa nel tentativo di scandire ogni singolo passaggio fondamentale dell'operazione. A non mollare la presa sullo spettatore c'è comunque Jessica Chastain, la cui intensità interpretativa è straordinaria dal primo all'ultimo minuto. Quanto agli effetti mediatici di "Zero Dark Thirty", tutto sembra già scritto. Le stilettate polemiche recapitate alla Bigelow arrivano da destra e da sinistra: alcuni senatori americani hanno alzato la voce per protestare sulle scene di tortura iniziali, affermando che la tortura non è stata fondamentale per arrivare a Bin Laden. Una specifica che serve forse più ai supporter di Obama, per dimostrare idealisticamente, come dice il loro beniamino, che "l'America non ricorre alla tortura", e in più di evitare , molto cinicamente, che si pensi che, in qualche modo, un po' di merito per la cattura del nemico vada allora anche al predecessore Bush, che ha dato il via libera all'uso di metodi brutali d'interrogatorio.

C'è poi chi se la prende con la regista americana perché avrebbe accettato la versione ufficiale senza avanzare delle ipotesi alternative - in stile Oliver Stone, per capirci - all'uccisione di Osama e di come i Navy Seals (o chi per loro) si siano liberati del suo cadavere (la versione governativa Usa è che sia stato sepolto in mare, in luogo sconosciuto, dopo un opportuno rito islamico). Tutto ciò dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che il film della Bigelow - molto più che l'agile e sintetico "Code Name: Geronimo" di John Stockwell, uscito qualche mese fa - è il titolo forte del cinema americano di questa stagione. Un parente, a suo modo, di "Argo" di Ben Affleck, altro eccellente film in cui l'America racconta il suo eterno coinvolgimento negli scenari mediorientali.

Ferruccio Gattuso

Zero dark Thirty
Regia: Kathryn Bigelow
Cast: Jessica Chastain, Scott Adkins, James Gandolfini
Distribuzione: Universal Pictures
Uscita nelle sale: 7 febbraio

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