Berlino deve morire ?

Cattiva notizia: quest'anno non c’è stato alcun film così “affascinante” quale l’iraniano A Separation né “monumentale” come The Turin Horse di Bela Tarr. Così la Bibbia del Cinema Variety, a firma di Justin Chang, manda in archivio la 62esima edizione della Berlinale. Ma è solo l’antipasto: nel resoconto “Berlin titles beat lowered expectations”, Chang osserva che “allo stato delle cose, Berlino semplicemente non è più nella posizione di fare la corte agli autori di classe mondiale, che affollano Cannes e Venezia”.
Retrospettivamente, poi, il critico sostiene con forza la candidatura all’Orso d’oro di Tabu del portoghese Miguel Gomes, “esperimento in bianco & nero formalmente innovativo”, che ha guadagnato “recensioni estatiche” e addirittura, sulla scorta di Cocteau, fatto esclamare a un giornalista che “esiste un cinema prima di Tabu e un cinema dopo Tabu”.
Ovviamente, a scapito dei Taviani, sebbene “la possibilità di tributare gli onori più alti a due veterani quali Paolo e Vittorio si deve essere rivelata irresistibile. Certamente, Cesare deve morire, un “documentario creativo” (…), con i suo intriganti ma infine abbastanza prevedibili insight nella natura compartecipata della recitazione deve aver avuto particolare risonanza per il presidente di giuria Mike Leigh”.

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